giovedì 9 ottobre 2008

POLITICA

a nessuno piace la politica. ed è questo che ci fotte.
il pensiero di chi fa un lavoro dipendente e opprimente in italia è: "e io che ci posso fare?"
e più si viene oppressi e più non si ha il tempo di pensare lucidamente.
la nostra oppressione deriva dalla rinuncia al nostro potere di agire.
come non si può non comunicare, così non si può non fare politica.
ogni tua azione influenza la società. e non poco.
se continui a fare il lecchino al lavoro, ad abbassare la cresta, a dire si va bene continuo a fare questi progetti di merda che mi passi, contribuirai a mandare avanti un meccanismo in cui la meritocrazia non esiste quasi più. e il fatto più grave è che fai un torto a te stesso. troppi lavoratori del terziario soffrono a causa del fatto che il proprio capo è un ignorante da cui conseguono spesso orari di lavoro estenuanti, insoddisfazione per il proprio lavoro svolto, nascita di dubbi sulla propria capacità, esaurimento dell'entusiasmo ed esaurimento del senso della propria vita, visto che la propria vita la si passa al lavoro.
ma di cosa si ha paura? di perdere il proprio posto di lavoro? ma perchè tenersi un lavoro così?
è la paura la peggiore nemica dell'uomo. se un posto di lavoro non va bene dovremmo fare notare le cose che non vanno bene, e per questo basta essere sinceri e non accettare tutto con un sorriso falso. ci sono diversi posti in cui poter fare lo stesso lavoro. certo, non se tutti continuano a fare i lecchini. però, banalmente, se non sei tu a comportarti con dignità, perchè dovrebbero farlo gli altri?
insomma, la causa delle cose di cui ti lamenti sei tu.
dare l'esempio è un grande atto politico, che sia un esempio buono o negativo. pensa alle poche persone che stimi davvero, pensa alla loro vita. sarà difficile trovare un lecchino.
però la cosa più bella è che la soddisfazione che deriva dal comportarsi in un certo modo non è paragonabile a nessuno stipendio e a nessun piacere nel vantarsi di fare un lavoro ambito da chi non sa effettivamente cosa stai passando.
sembra una cazzata, ma è troppo vero che la rivoluzione puoi essere tu.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

D'accordo con te su questi punti chiave: la paura ci fotte, l'agire è sempre agire politico, l'azione è individuale può essere rivoluzione ma vorrei partire da una cosa che dici a margine per una riflessione che mi sembra utile... Quando dici che facendo il lecchino..."contribuirai a mandare avanti un meccanismo in cui la meritocrazia non esiste quasi più" non sono d'accordo. Non credo nella meritocrazia. Non mi piace, non la amo. Chi può giudicare i meriti di chi? Su quale base? Credo anzi che proprio l'essere piegati e succubi possa favorire un modello meritocratico che in Italia, se ci pensi, funziona perfettamente. Di quali meriti stiamo parlando? In fondo il "merito" della Carfagna è incontestabile, come pure quello di Totò Cuffaro o di quella mia collega che, oltre al merito di aver saputo utilizzare una mezza conoscenza con un prof per chiedere e ottenere una super-raccomandazione al concorso che ha vinto, ha il merito di lamentarsi costantemente della mancanza di preparazione degli studenti. Chi ci crede ancora al fatto che si fa ciò che si fa per i "meriti" che si hanno? In fondo la storia dei meriti è come quella dei "talenti" di biblica memoria. Pensatori che amo come Bourdieu hanno messo all'indice il rischio di scambiare come dono, talento o merito competenze e qualità che sono invece frutto di una "buona sorte" sociale...una ricca famiglia, delle ottime informazioni sulla scuola da frequentare, le amicizie giuste...Che merito c'è in questo? Visto che stiamo per fare una nuova società, meglio fondarne una che garantisca chi i "meriti" non li ha a favore del principio che siamo tutti uguali.

Anonimo ha detto...
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davide ha detto...

Carla secondo me, come molti studiosi, ti stai confondendo un pò tra i concetti. Resta lucida su quello di cui si sta parlando.
Le parole hanno diversi significati a seconda dei contesti.
è chiaro che qui merito vuol dire semplicemente "fare bene il proprio lavoro".
Un altro discorso è il fatto che quella capacità di fare quel lavoro è condizionato dalla famiglia e dalla classe sociale ed economica. Ma questo non vuol dire che dobbiamo favorire uno che, a causa di fattori indipendenti da lui, non ha potuto acquisire quelle capacità.
è un mondo di lupi.
anzi, per sfortuna, non è un mondo di lupi.

roby ha detto...

I presupposti Dave sono perfettamente logici e giusti, sono d'accordo, la difficoltà nel seguire questo genere di comportamento è trovare alternative.
In questo lavoro è difficile, hai ragione nel dire che perdere un lavoro di merda non dovrebbe essere un problema, il problema è vivere senza un lavoro. Ci vuole una grande determinazione, perchè le difficoltà sarebbero molte.

davide ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
davide ha detto...
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