venerdì 6 ottobre 2017

CHE COS'E' IL MONDO?


Che cos’è il mondo? Io non lo so davvero.
Ma proviamo qualche interpretazione.

Il mondo, per come la vedo io, è la nostra interpretazione di qualcosa che non è definibile.
Ognuno di noi si abitua, crescendo, a dare significato alle cose.
C’è un significato comune a tutti gli uomini e un significato totalmente diverso tra uomo e uomo.
Il primo significato è studiato dalla semiotica.
Sul secondo non ci capisce nessuno una mazza. Anche se tanti ne hanno parlato.


Il concetto che mi sembra più interessante qui è quello dell’inconoscibilità di ciò che stiamo osservando. Ciò che sta dietro alla nostra interpretazione è inconoscibile.
Noi vediamo soltanto ciò che i nostri sensi ci permettono di vedere, nella modalità in cui ci consentono di vederlo. E nulla più.
Tanto che è legittima la domanda se esista davvero qualcosa dietro a ciò che vediamo o se non siano i nostri sensi stessi a produrre ciò che vediamo, come mi sembra plausibile.
Nella kabbalah si dice che ciò che c’è dietro la nostra percezione è “Azmutò” ossia ciò di cui non è possibile parlare.
Questo potrebbe essere interpretato anche dicendo che la stessa percezione è tutto. E non si può parlare di qualcosa al di là della nostra percezione. E, attenzione, anche le percezioni spirituali o le comprensioni filosofiche o scientifiche rientrano nella percezione.


Quindi fuori di qui non c’è nulla.


Nella kabbalah si dice anche che “Non c’è nessuno tranne Lui”. E con “Lui”, cioè “Dio", si intende la “Natura”, il mondo stesso. Non c’è nessuno tranne il mondo.


L’uomo crea il suo mondo. Non perché costruisce volontariamente qualcosa, ma perché tutto è una sua percezione.


A questo punto, anche il concetto di “percezione” risulta sbagliato. Perché non si tratta più di percepire qualcosa fuori di noi, ma siamo noi a costruire qualcosa. Quello che penso di percepire adesso è una mia creazione.
In realtà non è neanche così. Perché non sono io a creare questa percezione. Non c’è nessuna volontà nel farlo. Io non posso percepire il mondo in modo diverso da come lo percepisco. Io non scelgo le mie interpretazioni. Esse accadono. La costruzione si costruisce da sé. Anche le mie teorie e le mie credenze sono frutto di una costruzione che ho imparato a fare nella mia vita attraverso tutte le mie esperienze necessarie. Il mondo accade.


Che cos’è il mondo? Il mondo sono io.

Ma anche questa è una mia interpretazione.

venerdì 29 settembre 2017

MAMMA ESCI DA QUESTO CORPO!

"Per il tuo compleanno. Tieni 30 mila lire. Ma a patto che non ti compri un CD."

E, nel tempo, i desideri di tua madre entrano in te come "le cose giuste da fare". Che vuol dire "tutto ciò che non è realmente un tuo desiderio, ma il desiderio di qualcun altro per te." 

E tu pensi però che siano desideri tuoi. No, sono desideri di tua madre, o, al massimo, di Gesù. Perché, come tutti sanno, se non fai quello che ti dice la mamma, Gesù piange.

E poi ti senti insoddisfatto e ti aspetti che il piacere te lo diano gli altri. O le altre. Cerchi di soddisfare i desideri degli altri perché così ti ameranno. Ma tua madre non sarà mai felice solo per il fatto che tu ti comporterai come vuole lei. Perché la sua felicità, come la tua, non può essere realizzata da un'altra persona diversa da se stessa. 

Ed è molto più probabile che tua madre sarà felice quando sarai felice tu.

Sartre diceva "Gli altri sono l'inferno". E invece "Gli altri sono la mamma". Certo si potrebbe continuare con il sillogismo "La mamma è l'inferno."

Una volta che sai questa cosa però puoi iniziare a fare un lavoro di ricerca della tua indipendenza. Del tuo vero desiderio.

Come si fa? 
E che ne so?
Fatti aiutare da uno psicologo. Mica credi che su un blog puoi trovare la soluzione ai tuoi problemi. 

martedì 26 settembre 2017

CENTRO!



"Non sono centrato", "Vado a fare meditazione così sono più centrato", "E' importante essere centrati". 

Boh?

Ti è mai capitato di sentire una connessione con tutto ciò che hai intorno? Cioè di sentire una cosa che è comune con tutte le altre cose. Ti sei sentito bene, hai sentito un'emozione che ti fa venire le lacrime. Sia in situazioni piacevoli, che in situazioni spiacevoli. Ma l'emozione era lì.

Per essere centrato devo andare a cercare sempre le esperienze che mi portano quell'emozione. Può essere un genere musicale, l'attività di suonare e cantare, una lezione di qualche disciplina spirituale, l'incontro con un determinato amico o con una determinata ragazza che ti piace, scrivere qualcosa che esprime questa emozione. Ognuno ha i suoi luoghi in cui sentirla.

Perché questa emozione è il centro di te stesso e anche il centro del mondo. E allora, se la nutri, se la frequenti spesso, impari sempre più dov'è il tuo posto. 

Continua a cercare quella sensazione che ti fa sentire uno con il mondo. Ciò che è ovunque. Non mollare.

Perché? Perché è l'unica cosa che ti rende felice. 

Perché è la sensazione della vita stessa. Perché non finisce.

Perché ce l'hai in comune con l'universo intero.

E forse è l'unica cosa reale che esiste.

giovedì 21 settembre 2017

FUOCHINO

Quello che si cerca è camminare sapendo che ogni passo è quello giusto.
Che ogni passo è assolutamente necessario.
Sapere che tutti gli uomini fanno passi assolutamente necessari.
Ma quello che si cerca è sapere, proprio nel momento in cui lo fai, che il tuo passo è assolutamente necessario.

domenica 27 agosto 2017

BUONA VISIONE




Le difficoltà della vita ti attanagliano? Non riesci ad ottenere quello che vuoi? Sei triste?

Perché?

Adesso tu pensi che c'è un mondo e in questo mondo ci sono delle cose che devi assolutamente avere per essere felice. E se non le hai sei triste.

Non ti comprano il gelato e piangi.
La ragazza non ti vuole e piangi.
Non ti danno quel lavoro e piangi.

Ma magari la realtà non è quella cosa che pensi. Magari, forse, ti trovi in un mondo e hai le istruzioni di gioco di un altro mondo.

Prova a vederla così: magari lo scopo è imparare. 

Ti sei mai accorto che da ogni problema hai sempre imparato qualcosa? Magari non la prima volta che ti si presenta, e neanche la seconda o la terza, ma prima o poi impari la lezione. 

Volevi toccare il fuoco e hai imparato che il fuoco brucia, così un giorno vedendo il falò di ferragosto non ti ci butterai dentro.
Volevi essere il capo del mondo e hai mandato a fanculo il tuo capo così lui ha fatto terra bruciata attorno a te e non ti ha più assunto nessuno per tanto tempo. E hai imparato che non sei tu il capo del mondo, ma effettivamente era lui.
Volevi essere il re leone e hai risposto insultando i tuoi compagni di scuola elementare quando ti prendevano in giro. E come risposta hai ricevuto molti più calci in culo. E hai imparato che, come dice Max Gazzè, l'intelligenza sta dove c'è bisogno di mettersi a fare un po' di autoironia. 
E tante altre lezioni.

Non c'è nulla al mondo che non sia un insegnamento. E' tutto un aiutino, tutto un suggerimento.

Ma bisogna per forza soffrire per imparare? 

Prova a vederla così: tu sei il protagonista di un film e vuoi delle cose per essere felice. Se non riesci ad ottenerle è normale. Hai mai visto un film in cui il protagonista vuole una cosa e la ottiene e finisce dopo 2 minuti? Quindi, vuoi una cosa e non la ottieni. Ora puoi fare due cose: 1) Soffrire pensando che quella cosa che non ottieni ti darebbe davvero la felicità, oppure 2) Guardarti il film. Vedere come va a finire. Chiederti: chissà come va a finire? Chissà perché non sto ottenendo questa cosa? Chissà dove mi porta non avere questa cosa? Chissà cosa mi sta insegnando il non ottenere questa cosa? Vediamo come va a finire a questo tizio un po' sfigato.

Qualsiasi cosa succeda, goditi il film.




domenica 13 agosto 2017

IL BELLO DELL'ARTE (e di ogni altra cosa)


Cosa c'è di veramente bello nel fare arte?

Quando un artista crea un'opera si sente potente perché è simile a Dio. Questa sensazione di potenza è piacere, il piacere di avere un controllo sulle cose, sulle persone, sui loro desideri, sulle loro emozioni. Il fatto stesso di creare qualcosa lo fa sentire bene. Perché? Perché gli da l'impressione di esistere come individuo. Io, Davide, ho creato questo. Allora Io, Davide, esisto, ed esisto in quanto artista e sono anche capace di creare cose simili alla natura, anzi spesso più belle della natura stessa.

E' un tipo di piacere. Esiste. Tanti ne godono. Tanti godono del successo. Forse la maggior parte degli artisti. Niente di male.

MA.

Ma non è il piacere più grande che si possa sentire.

Il piacere più grande che tu possa sentire nel fare arte è proprio l'opposto. E' sentire che quell'opera che stai realizzando o che hai realizzato non è opera tua. Quando sei immerso in quell'attività ti può capitare di sentire come la tua penna scriva da sola, o la tua matita disegni da sola, o i tuoi pennelli, o il tuo corpo danzi da solo, o la tua voce canti da sola, o le tue mani suonino da sole. Non sei tu a fare tutto questo. E sei attraversato da un piacere immenso. Perché? Perché non lo stai più bloccando. E capisci in quel momento che la vera vita è quel piacere, che c'è sempre, e puoi sentirlo quando decidi di mollare.

Poi passa qualche ora, qualche giorno, qualche mese, qualche anno. Ricevi tanti applausi, ti comprano il romanzo, il quadro o l'installazione, ti dicono che sei bravissimo. E allora ci ricaschi, ci credi, credi di essere stato tu. Di nuovo quel piccolo, infimo, finto, piacere egoistico.

Facciamo così: quando vediamo un'opera d'arte che ci piace, non lodiamo l'artista, facciamo una festa senza motivo. Così, in favore dell'universo. Vogliamogli bene a questi artisti, evitiamo loro gli applausi. Applaudiamo la natura. Perché non esiste nulla tranne lei.


lunedì 3 luglio 2017

A dire la verità

In mezzo a tutto questo chiasso.
In mezzo a tutta questa voglia di apparire buoni e giusti agli occhi degli altri.
In mezzo alle strutture degli scritti così diventano più leggibili e più apprezzabili degli altri. Così mi amano di più.
Perché chi ti amerebbe mai se fossi uno stronzo quale in realtà sei. E non sto parlando di me, ma di te che leggi. Chiunque tu sia.
Non ci sono buoni e giusti al mondo. Facciamo finta, tutto il giorno, tutta la settimana, tutto il mese, tutto l'anno, tutti i secoli, tutti i millenni.
Facciamo. Finta.
Non ci sono buoni. Lo sai che non sei buono. Lo sai che dentro di te c'è una bestia che cerchi di nascondere in qualche modo, ma ogni tanto, al primo tentativo, anche non voluto, di qualcuno che mette in mostra quella tua parte da nascondere, ecco che viene fuori la bestia che minaccia denunce, mazzate, improperi, spesso la morte, se non le dici che è brava e buona.
Tutta la fatica che facciamo ogni giorno è solo per dimostrare agli altri che siamo dei bravi bambini, così papà e mamma ci vorranno bene. Così tutti ci vorranno bene. Anche Gesù.
Solo che non è vero.
Non. E'. Vero.
Forse c'è la possibilità di diventare davvero buoni, di amare davvero, di scoprire l'amore vero, l'amore disinteressato per il prossimo. Ma se cerco di dimostrare ogni giorno a me stesso e agli altri che sono buono, mi prendo in giro ogni giorno, mi auto-convinco che sono buono. Insomma, se penso di essere già buono, non ho nessuna possibilità di diventare buono.
Quindi il primo passo, se davvero vuoi smetterla di fare finta e di faticare così tanto continuamente, è: ACCORGITENE.



giovedì 8 giugno 2017

Quello che non c'è più



Se vivi a Milano ti capita di andare a vedere com'è, da fuori, questo nuovo locale fighetto che hanno aperto vicino casa tua in una fabbrica abbandonata di cui poco tempo prima eri andato col tuo amico a fotografare le rovine.

E ora ci passate davanti in macchina e dite "dovremmo vedere una volta che effetto fa entrare in un posto così". Come se non l'avessimo già fatto secoli fa e non ne avessimo già le palle piene da mò. Ma spesso ci si dimentica.

Mentre aspettate al semaforo di allontanarvi da quel posto su cui state ipotizzando il viaggio archeologico, vedi tre tizi che attraversano le strisce diretti lì. E sono libri aperti. Vedi tutta l'inconsapevolezza della morte che già da universitario ti annoiava a morte. E lo sai che se entrassi in quel locale dureresti massimo 10 minuti.

La preghiera è la nascita di un desiderio contro te stesso: "ti prego spazza via tutto, toglimi tutto quello che ho, distruggi tutto quello a cui ancora mi attacco. Fallo come vuoi. Con violenza se necessario. Fallo adesso. Che io non desideri più di godere ancora un po' di quello che non c'è. Spazzami via."

Che io non possa più dire nella mia vita "che palle!"






martedì 23 maggio 2017

Non c'è nessuno tranne Lui


Ho sempre mollato tutto.
Mi sono laureato in filosofia, ma ho mollato la filosofia per fare lo sceneggiatore.
Ho mollato una casa di produzione di cartoni animati per fare il pubblicitario.
Ho mollato la pubblicità per fare l'artista.
Ho mollato l'arte per studiare la Kabbalah.

Che cosa ho imparato da tutto questo?
Diciamo sempre: ho imparato questo, ho imparato quello.

C'è un bel modo di dire: "la vita mi ha portato ad essere"

Il fatto che oggi ci penso 100 volte prima di mollare una cosa, valuto di più, cerco di essere più paziente e cerco di non vedere tutto bianco o nero, non l'ho imparato io. Questo essere chiamato Davide è più paziente perché sa che altrimenti potrebbe bruciarsi.
La vita ci porta ad essere ciò che siamo, a diventare ciò che diventiamo, ad amare ciò che amiamo, ad odiare ciò che odiamo, a fumare ciò che fumiamo, a mangiare ciò che mangiamo, a pensare ciò che pensiamo, a scrivere ciò che scriviamo.

Non siamo noi a muoverci, c'è un vento che ci muove. E questa è la cosa più bella che ci sia.

domenica 21 maggio 2017

La metamorfosi


E' bello all'inizio di ogni percorso spirituale dire "Sì! Morte all'ego! Fanculo! Voglio l'illuminazione ora!", "Farò tutto quello che serve per distruggere questo ego che mi impedisce di essere uno con il tutto!".
Dopo qualche tempo però arriva, sempre, inevitabile, quella frase: "Io non ho capito come facciamo a correggere il nostro ego mantenendo la nostra individualità. Io non voglio perdere la mia individualità."
E secondo te l'ego che cos'è?

Immagina di andare al tuo mercatino fricchettone preferito, dove un tempo godevi al solo respirare l'aria d'incenso,  a vedere i cilum, gli anelli con tutti i simboli possibili e le magliette con tutti i gruppi rock e metal del mondo. Era come una galleria d'arte, meglio di una galleria d'arte intellettuale con opere morte create solo per un target di collezionisti milionari e di artisti che leggono tutti le stesse quattro cose radical chic del cazzo (ok, qui ho un po' calcato la mano).
Insomma immagina di andare al tuo mercatino preferito e che quell'odore d'incenso ti dia noia, che quelle magliette pensi che non le metteresti mai, che nessuno di quei simboli negli anelli ti rappresenti più di quanto non faccia topolino (anzi una maglietta di topolino mi manca proprio), che di dischi vecchi acid jazz non sai cosa fartene e neanche di dvd di film di serie b, perché sei una persona immorale e ascolti e vedi tutto in streaming.

Immagina di non sentire più niente. Quella roba è una parte di te che non c'è più, cioè non è vero che non c'è più, c'è, ma è come la tua prima bicicletta, non riesci neanche più a sedertici.

E una vocina in testa (che in realtà non è una vocina, è solo un modo di dire, è una sensazione) dice: io non sono questo, anzi io non sono mai stato questo, era solo un travestimento, una maschera, un modo per dire agli altri e a te stesso: "attenzione: io sono questo". Ma non era vero.

La risposta alla domanda sull'individualità è: "Che facciamo, le togliamo le rotelle?"