giovedì 21 settembre 2017

FUOCHINO

Quello che si cerca è camminare sapendo che ogni passo è quello giusto.
Che ogni passo è assolutamente necessario.
Sapere che tutti gli uomini fanno passi assolutamente necessari.
Ma quello che si cerca è sapere, proprio nel momento in cui lo fai, che il tuo passo è assolutamente necessario.

domenica 27 agosto 2017

BUONA VISIONE




Le difficoltà della vita ti attanagliano? Non riesci ad ottenere quello che vuoi? Sei triste?

Perché?

Adesso tu pensi che c'è un mondo e in questo mondo ci sono delle cose che devi assolutamente avere per essere felice. E se non le hai sei triste.

Non ti comprano il gelato e piangi.
La ragazza non ti vuole e piangi.
Non ti danno quel lavoro e piangi.

Ma magari la realtà non è quella cosa che pensi. Magari, forse, ti trovi in un mondo e hai le istruzioni di gioco di un altro mondo.

Prova a vederla così: magari lo scopo è imparare. 

Ti sei mai accorto che da ogni problema hai sempre imparato qualcosa? Magari non la prima volta che ti si presenta, e neanche la seconda o la terza, ma prima o poi impari la lezione. 

Volevi toccare il fuoco e hai imparato che il fuoco brucia, così un giorno vedendo il falò di ferragosto non ti ci butterai dentro.
Volevi essere il capo del mondo e hai mandato a fanculo il tuo capo così lui ha fatto terra bruciata attorno a te e non ti ha più assunto nessuno per tanto tempo. E hai imparato che non sei tu il capo del mondo, ma effettivamente era lui.
Volevi essere il re leone e hai risposto insultando i tuoi compagni di scuola elementare quando ti prendevano in giro. E come risposta hai ricevuto molti più calci in culo. E hai imparato che, come dice Max Gazzè, l'intelligenza sta dove c'è bisogno di mettersi a fare un po' di autoironia. 
E tante altre lezioni.

Non c'è nulla al mondo che non sia un insegnamento. E' tutto un aiutino, tutto un suggerimento.

Ma bisogna per forza soffrire per imparare? 

Prova a vederla così: tu sei il protagonista di un film e vuoi delle cose per essere felice. Se non riesci ad ottenerle è normale. Hai mai visto un film in cui il protagonista vuole una cosa e la ottiene e finisce dopo 2 minuti? Quindi, vuoi una cosa e non la ottieni. Ora puoi fare due cose: 1) Soffrire pensando che quella cosa che non ottieni ti darebbe davvero la felicità, oppure 2) Guardarti il film. Vedere come va a finire. Chiederti: chissà come va a finire? Chissà perché non sto ottenendo questa cosa? Chissà dove mi porta non avere questa cosa? Chissà cosa mi sta insegnando il non ottenere questa cosa? Vediamo come va a finire a questo tizio un po' sfigato.

Qualsiasi cosa succeda, goditi il film.




domenica 13 agosto 2017

IL BELLO DELL'ARTE (e di ogni altra cosa)


Cosa c'è di veramente bello nel fare arte?

Quando un artista crea un'opera si sente potente perché è simile a Dio. Questa sensazione di potenza è piacere, il piacere di avere un controllo sulle cose, sulle persone, sui loro desideri, sulle loro emozioni. Il fatto stesso di creare qualcosa lo fa sentire bene. Perché? Perché gli da l'impressione di esistere come individuo. Io, Davide, ho creato questo. Allora Io, Davide, esisto, ed esisto in quanto artista e sono anche capace di creare cose simili alla natura, anzi spesso più belle della natura stessa.

E' un tipo di piacere. Esiste. Tanti ne godono. Tanti godono del successo. Forse la maggior parte degli artisti. Niente di male.

MA.

Ma non è il piacere più grande che si possa sentire.

Il piacere più grande che tu possa sentire nel fare arte è proprio l'opposto. E' sentire che quell'opera che stai realizzando o che hai realizzato non è opera tua. Quando sei immerso in quell'attività ti può capitare di sentire come la tua penna scriva da sola, o la tua matita disegni da sola, o i tuoi pennelli, o il tuo corpo danzi da solo, o la tua voce canti da sola, o le tue mani suonino da sole. Non sei tu a fare tutto questo. E sei attraversato da un piacere immenso. Perché? Perché non lo stai più bloccando. E capisci in quel momento che la vera vita è quel piacere, che c'è sempre, e puoi sentirlo quando decidi di mollare.

Poi passa qualche ora, qualche giorno, qualche mese, qualche anno. Ricevi tanti applausi, ti comprano il romanzo, il quadro o l'installazione, ti dicono che sei bravissimo. E allora ci ricaschi, ci credi, credi di essere stato tu. Di nuovo quel piccolo, infimo, finto, piacere egoistico.

Facciamo così: quando vediamo un'opera d'arte che ci piace, non lodiamo l'artista, facciamo una festa senza motivo. Così, in favore dell'universo. Vogliamogli bene a questi artisti, evitiamo loro gli applausi. Applaudiamo la natura. Perché non esiste nulla tranne lei.


lunedì 3 luglio 2017

A dire la verità

In mezzo a tutto questo chiasso.
In mezzo a tutta questa voglia di apparire buoni e giusti agli occhi degli altri.
In mezzo alle strutture degli scritti così diventano più leggibili e più apprezzabili degli altri. Così mi amano di più.
Perché chi ti amerebbe mai se fossi uno stronzo quale in realtà sei. E non sto parlando di me, ma di te che leggi. Chiunque tu sia.
Non ci sono buoni e giusti al mondo. Facciamo finta, tutto il giorno, tutta la settimana, tutto il mese, tutto l'anno, tutti i secoli, tutti i millenni.
Facciamo. Finta.
Non ci sono buoni. Lo sai che non sei buono. Lo sai che dentro di te c'è una bestia che cerchi di nascondere in qualche modo, ma ogni tanto, al primo tentativo, anche non voluto, di qualcuno che mette in mostra quella tua parte da nascondere, ecco che viene fuori la bestia che minaccia denunce, mazzate, improperi, spesso la morte, se non le dici che sei bravo e buono.
Tutta la fatica che facciamo ogni giorno è solo per dimostrare agli altri che siamo dei bravi bambini, così papà e mamma ci vorranno bene. Così tutti ci vorranno bene. Anche Gesù.
Solo che non è vero.
Non. E'. Vero.
Forse c'è la possibilità di diventare davvero buoni, di amare davvero, di scoprire l'amore vero, l'amore disinteressato per il prossimo. Ma se cerco di dimostrare ogni giorno a me stesso e agli altri che sono buono, mi prendo in giro ogni giorno, mi auto-convinco che sono buono. Insomma, se penso di essere già buono, non ho nessuna possibilità di diventare buono.
Quindi il primo passo, se davvero vuoi smetterla di fare finta e di faticare così tanto continuamente, è: ACCORGITENE.



giovedì 8 giugno 2017

Quello che non c'è più



Se vivi a Milano ti capita di andare a vedere com'è, da fuori, questo nuovo locale fighetto che hanno aperto vicino casa tua in una fabbrica abbandonata di cui poco tempo prima eri andato col tuo amico a fotografare le rovine.

E ora ci passate davanti in macchina e dite "dovremmo vedere una volta che effetto fa entrare in un posto così". Come se non l'avessimo già fatto secoli fa e non ne avessimo già le palle piene da mò. Ma spesso ci si dimentica.

Mentre aspettate al semaforo di allontanarvi da quel posto su cui state ipotizzando il viaggio archeologico, vedi tre tizi che attraversano le strisce diretti lì. E sono libri aperti. Vedi tutta l'inconsapevolezza della morte che già da universitario ti annoiava a morte. E lo sai che se entrassi in quel locale dureresti massimo 10 minuti.

La preghiera è la nascita di un desiderio contro te stesso: "ti prego spazza via tutto, toglimi tutto quello che ho, distruggi tutto quello a cui ancora mi attacco. Fallo come vuoi. Con violenza se necessario. Fallo adesso. Che io non desideri più di godere ancora un po' di quello che non c'è. Spazzami via."

Che io non possa più dire nella mia vita "che palle!"






martedì 23 maggio 2017

Non c'è nessuno tranne Lui


Ho sempre mollato tutto.
Mi sono laureato in filosofia, ma ho mollato la filosofia per fare lo sceneggiatore.
Ho mollato una casa di produzione di cartoni animati per fare il pubblicitario.
Ho mollato la pubblicità per fare l'artista.
Ho mollato l'arte per studiare la Kabbalah.

Che cosa ho imparato da tutto questo?
Diciamo sempre: ho imparato questo, ho imparato quello.

C'è un bel modo di dire: "la vita mi ha portato ad essere"

Il fatto che oggi ci penso 100 volte prima di mollare una cosa, valuto di più, cerco di essere più paziente e cerco di non vedere tutto bianco o nero, non l'ho imparato io. Questo essere chiamato Davide è più paziente perché sa che altrimenti potrebbe bruciarsi.
La vita ci porta ad essere ciò che siamo, a diventare ciò che diventiamo, ad amare ciò che amiamo, ad odiare ciò che odiamo, a fumare ciò che fumiamo, a mangiare ciò che mangiamo, a pensare ciò che pensiamo, a scrivere ciò che scriviamo.

Non siamo noi a muoverci, c'è un vento che ci muove. E questa è la cosa più bella che ci sia.

domenica 21 maggio 2017

La metamorfosi


E' bello all'inizio di ogni percorso spirituale dire "Sì! Morte all'ego! Fanculo! Voglio l'illuminazione ora!", "Farò tutto quello che serve per distruggere questo ego che mi impedisce di essere uno con il tutto!".
Dopo qualche tempo però arriva, sempre, inevitabile, quella frase: "Io non ho capito come facciamo a correggere il nostro ego mantenendo la nostra individualità. Io non voglio perdere la mia individualità."
E secondo te l'ego che cos'è?

Immagina di andare al tuo mercatino fricchettone preferito, dove un tempo godevi al solo respirare l'aria d'incenso,  a vedere i cilum, gli anelli con tutti i simboli possibili e le magliette con tutti i gruppi rock e metal del mondo. Era come una galleria d'arte, meglio di una galleria d'arte intellettuale con opere morte create solo per un target di collezionisti milionari e di artisti che leggono tutti le stesse quattro cose radical chic del cazzo (ok, qui ho un po' calcato la mano).
Insomma immagina di andare al tuo mercatino preferito e che quell'odore d'incenso ti dia noia, che quelle magliette pensi che non le metteresti mai, che nessuno di quei simboli negli anelli ti rappresenti più di quanto non faccia topolino (anzi una maglietta di topolino mi manca proprio), che di dischi vecchi acid jazz non sai cosa fartene e neanche di dvd di film di serie b, perché sei una persona immorale e ascolti e vedi tutto in streaming.

Immagina di non sentire più niente. Quella roba è una parte di te che non c'è più, cioè non è vero che non c'è più, c'è, ma è come la tua prima bicicletta, non riesci neanche più a sedertici.

E una vocina in testa (che in realtà non è una vocina, è solo un modo di dire, è una sensazione) dice: io non sono questo, anzi io non sono mai stato questo, era solo un travestimento, una maschera, un modo per dire agli altri e a te stesso: "attenzione: io sono questo". Ma non era vero.

La risposta alla domanda sull'individualità è: "Che facciamo, le togliamo le rotelle?"

mercoledì 17 maggio 2017

Il problema di Dio



"Dio non esiste" disse deciso il ragazzo fricchettone fuori dall'esame di psicologia sociale.
E in me montava una tale rabbia che chiesi per favore all'amica che stava con me di uscire fuori altrimenti litigavo.

A me non fregava e non frega ancora proprio niente di Dio. Anzi bestemmiavo parecchio. Solo che non sopportavo che uno studente di filosofia potesse dire una stronzata simile.
Che vuol dire "Dio non esiste"? Al massimo puoi chiederti "Che cosa significa Dio per me, per te, o per i cattolici o per gli induisti, o per i musulmani, o per il kabbalisti, o per i buddisti o per mia nonna o per mio figlio". Ma dire "Dio non esiste" non significa niente. E' come dire "l'addizione non esiste", in che senso?

Dicendo che "Dio non esiste" dimostri di essere cattolico e dualista tanto quanto quelli che stai criticando. Questo esiste, quello non esiste. Io ho ragione, tu hai torto.

Cioè, se io chiamo la mia penna "Dio", puoi dire che la mia penna non esiste? Magari si perché hai visto Matrix e allora va bene, ma almeno sappiamo di cosa stai parlando. E se io chiamo la Natura, l'universo, con il nome di Dio, ancora mi vuoi dire che non esiste? Può essere, magari perché puoi dirmi che tutto è un'illusione, allora possiamo arrivare alla conclusione che nulla esiste. E mi va benissimo. Ma se mi dici "Dio non esiste", così a cazzo, non vuol dire niente e se vuoi andare contro la religione sei sulla strada sbagliata.

Una volta mi hanno bannato da un forum perché bestemmiavo. Forse perché credevano che Dio non esiste.



martedì 3 gennaio 2017

Una comunità di insegnanti illuminati



(Attenzione questo è un articolo serio. Scusatemi.)

Educazione. Tutte le guerre, le tensioni, i malesseri sociali a livello macroscopico e a livello microscopico, dagli scontri religiosi a quelli finanziari, dai disaccordi tra politici a quelli tra vicini di casa, dalla depressione dei mercati a quella, crescente, degli individui. Tutto, oggi, ci dice che la priorità assoluta è la creazione e l’applicazione di una nuova forma di educazione.
E tanti ricercatori, insegnanti, filosofi, scienziati dell’educazione e di tutte le scienze insieme, comitati scientifici, governi, ministri dell’educazione, consigli europei e mondiali,  si stanno in effetti adoperando in uno sforzo comune di cambiare il vecchio paradigma educativo basato sulla lezione frontale, sulle parole dell’insegnante o del libro, imparate a memoria e ripetute, sul seguire comportamenti in linea con questa semplice linea trasmissiva.
Perché questo paradigma non funziona più? Perché il nuovo obiettivo è “imparare a collaborare”. E non si può imparare a collaborare leggendo un libro su come collaborare o ascoltando una lezione. L’arte delle relazioni con gli altri si apprende attraverso la pratica, e nello specifico attraverso l’esempio.
Come anche Aristotele scriveva, l’uomo è essenzialmente un animale che imita e ricorda. Ogni uomo è il suo bagaglio di esperienze, di azioni positive che tende a ripetere e azioni negative che tenderà ad evitare, ma c’è uno strumento che lo differenzia dagli animali e questo è la sua capacità di apprendere all’interno di una società. Così come quando un uomo legge un libro si appropria di esperienze ed emozioni che magari nella sua vita non avrebbe mai vissuto, allo stesso modo, vivendo in società, un uomo ha la possibilità di sviluppare abitudini per le quali, da solo, avrebbe impiegato secoli di errori e ricompense.
Noi abbiamo una grande qualità: l’invidia. Suona strano messa così, ma questa caratteristica propria solo dell’uomo lo porta ad imitare i suoi simili che hanno più successo in ciò che egli desidera. E a questo punto tocca farci una domanda: che cosa desidera maggiormente l’uomo? Anche qui oggi abbiamo tante ricerche condotte spesso in ambito scolastico che ci dicono che la felicità umana sta nella capacità di amare e di essere amati. L’uomo è felice quando si trova in una società in cui non deve preoccuparsi di sé stesso, tanto da poter pensare agli altri.

Quindi possiamo tornare alla soluzione della nuova educazione che si proietta verso di noi da ricercatori come Lewin, Bandura, Bonfenbrenner e da tutti gli studi relativi al clima scolastico: se l’uomo apprende attraverso l’esempio e ciò che desidera è amare ed essere amato, allora il modo in cui l’uomo potrà cambiare è quello di stare in una società che gli da questo esempio. In primo luogo allora, se l’esempio è tutto, servirà una comunità di insegnanti che vivono già secondo questo principio. Ma da dove cominciare? Se l’esempio è tutto, da dove prendiamo questo esempio? Esiste già una società siffatta? Da dove prendiamo il primo esempio?

mercoledì 29 giugno 2016

Pubblicità di Dio

Tutti alla ricerca della propria identità. Che vuol dire essere identici.
Identici a che cosa?
Nella psicanalisi c'è una cosa chiamata "coazione a ripetere", che equivale all'impulso di morte.
E noi tutto il tempo vogliamo avere un'identità, una personalità, essere identici a quello che eravamo ieri, o l'anno scorso, o a qualche anno fa, quando avevamo deciso "io sono questa cosa qui".
E tutto quello che ci succede di contrario a questa identità che ci siamo costruiti lo percepiamo come un disturbo, come avversità, come un problema, come crisi.
La crisi mondiale di un mondo che vuole essere uguale al passato, quando lo sappiamo che tutto scorre e che magari scorrerebbe felicemente se non ci incaponissimo col fatto che siamo quella cosa lì che è solo nella nostra testa.
Tanto per dire che c'è una scienza che non ti insegna ad annullare l'ego o a tranquillizzarlo o a usarlo per i tuoi scopi, ma che ti porta a ricevere, ad accettare tutto quello che accade come giusto, che giustifica tutto.
è come una scienza della pubblicità del tutto. Tutto ciò che accade è buono, tutto ciò che accade è perfetto, tutto ciò che accade è Dio.
Solo che questa cosa causa un po' di resistenze perché c'è questa tendenza in ciascuno di noi a giustificare sè stessi piuttosto che la realtà delle cose. Solo che quel se stessi è una cosa che appartiene al passato.
Quel se stessi è una strategia che abbiamo adoperato nel passato per relazionarci con il mondo. Solo che il mondo ci pone sempre problemi nuovi. E' come se per dare un esame di storia studi sul libro di scienze perché aveva funzionato per l'esame di scienze, quindi...

E se non vi basta la mia parola, ecco delle citazioni di eminenti testimonial.

Einstein: "la follia sta nel fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi."
Hegel: "Scegli ciò che accade."
Lacan: "l'Io consiste nella conclusione mentale erronea: io penso di aver dimostrato che sono".

E adesso possiamo riprendere a vedere il nostro telefilm così non ci pensiamo più.