domenica 21 maggio 2017

La metamorfosi


E' bello all'inizio di ogni percorso spirituale dire "Sì! Morte all'ego! Fanculo! Voglio l'illuminazione ora!", "Farò tutto quello che serve per distruggere questo ego che mi impedisce di essere uno con il tutto!".
Dopo qualche tempo però arriva, sempre, inevitabile, quella frase: "Io non ho capito come facciamo a correggere il nostro ego mantenendo la nostra individualità. Io non voglio perdere la mia individualità."
E secondo te l'ego che cos'è?

Immagina di andare al tuo mercatino fricchettone preferito, dove un tempo godevi al solo respirare l'aria d'incenso,  a vedere i cilum, gli anelli con tutti i simboli possibili e le magliette con tutti i gruppi rock e metal del mondo. Era come una galleria d'arte, meglio di una galleria d'arte intellettuale con opere morte create solo per un target di collezionisti milionari e di artisti che leggono tutti le stesse quattro cose radical chic del cazzo (ok, qui ho un po' calcato la mano).
Insomma immagina di andare al tuo mercatino preferito e che quell'odore d'incenso ti dia noia, che quelle magliette pensi che non le metteresti mai, che nessuno di quei simboli negli anelli ti rappresenti più di quanto non faccia topolino (anzi una maglietta di topolino mi manca proprio), che di dischi vecchi acid jazz non sai cosa fartene e neanche di dvd di film di serie b, perché sei una persona immorale e ascolti e vedi tutto in streaming.

Immagina di non sentire più niente. Quella roba è una parte di te che non c'è più, cioè non è vero che non c'è più, c'è, ma è come la tua prima bicicletta, non riesci neanche più a sedertici.

E una vocina in testa (che in realtà non è una vocina, è solo un modo di dire, è una sensazione) dice: io non sono questo, anzi io non sono mai stato questo, era solo un travestimento, una maschera, un modo per dire agli altri e a te stesso: "attenzione: io sono questo". Ma non era vero.

La risposta alla domanda sull'individualità è: "Che facciamo, le togliamo le rotelle?"

mercoledì 17 maggio 2017

Il problema di Dio



"Dio non esiste" disse deciso il ragazzo fricchettone fuori dall'esame di psicologia sociale.
E in me montava una tale rabbia che chiesi per favore all'amica che stava con me di uscire fuori altrimenti litigavo.

A me non fregava e non frega ancora proprio niente di Dio. Anzi bestemmiavo parecchio. Solo che non sopportavo che uno studente di filosofia potesse dire una stronzata simile.
Che vuol dire "Dio non esiste"? Al massimo puoi chiederti "Che cosa significa Dio per me, per te, o per i cattolici o per gli induisti, o per i musulmani, o per il kabbalisti, o per i buddisti o per mia nonna o per mio figlio". Ma dire "Dio non esiste" non significa niente. E' come dire "l'addizione non esiste", in che senso?

Dicendo che "Dio non esiste" dimostri di essere cattolico e dualista tanto quanto quelli che stai criticando. Questo esiste, quello non esiste. Io ho ragione, tu hai torto.

Cioè, se io chiamo la mia penna "Dio", puoi dire che la mia penna non esiste? Magari si perché hai visto Matrix e allora va bene, ma almeno sappiamo di cosa stai parlando. E se io chiamo la Natura, l'universo, con il nome di Dio, ancora mi vuoi dire che non esiste? Può essere, magari perché puoi dirmi che tutto è un'illusione, allora possiamo arrivare alla conclusione che nulla esiste. E mi va benissimo. Ma se mi dici "Dio non esiste", così a cazzo, non vuol dire niente e se vuoi andare contro la religione sei sulla strada sbagliata.

Una volta mi hanno bannato da un forum perché bestemmiavo. Forse perché credevano che Dio non esiste.