domenica 26 novembre 2017
Come approcciare una ragazza
A scuola, al ricevimento dei genitori, c'era questa ragazza bellissima che mi fissava.
- Sarà la mamma divorziata di qualche studente? Però è troppo figa e sembra un po' troppo giovane.
Ero imbarazzato. Ogni volta è la stessa storia. Migliaia di pensieri.
- Vado io? Aspetto che viene lei? Ma va, figurati se una donna va ad approcciare un uomo, al massimo ti guarda e aspetta che ci vai, se sei un vero uomo, altrimenti pazienza.
E io entravo in classe, facevo un colloquio con un genitore. Poi uscivo, facevo una telefonata mentre lei era seduta sulle scale facendo finta di stare li per caso. E ogni tanto gettava lo sguardo.
- Cosa si fa in queste situazioni?
Mi stavo innervosendo.
- Sono proprio un pappamolla.
Come quella volta al congresso o quell'altra al centro sociale. Ti guardano e aspettano.
Basta. Mi sono rotto i coglioni.
Mi avvicino. Sono di fronte a lei seduta sulle scale che alza lo sguardo. Non posso più tornare indietro. Apro la bocca. E glielo dico:
- "Scusa, che cazzo guardi?"
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martedì 31 ottobre 2017
LA FILOSOFIA DI COSO
La filosofia è pura fantasia.
Uno si alza la mattina, si inventa una visione del mondo e dice che il mondo è fatto davvero così.
Come sto facendo io dicendo che le cose stanno così come le sto dicendo.
La filosofia inventa a cazzo. Anche se poi ognuno pensa che sta dicendo la verità sulle cose.
Tute ste filosofie inventate come opere d'arte.
Sette miliardi di filosofie.
venerdì 6 ottobre 2017
CHE COS'E' IL MONDO?
Che cos’è il mondo? Io non lo so davvero.
Ma proviamo qualche interpretazione.
Il mondo, per come la vedo io, è la nostra interpretazione di qualcosa che non è definibile.
Ognuno di noi si abitua, crescendo, a dare significato alle cose.
C’è un significato comune a tutti gli uomini e un significato totalmente diverso tra uomo e uomo.
Il primo significato è studiato dalla semiotica.
Sul secondo non ci capisce nessuno una mazza. Anche se tanti ne hanno parlato.
Il concetto che mi sembra più interessante qui è quello dell’inconoscibilità di ciò che stiamo osservando. Ciò che sta dietro alla nostra interpretazione è inconoscibile.
Noi vediamo soltanto ciò che i nostri sensi ci permettono di vedere, nella modalità in cui ci consentono di vederlo. E nulla più.
Tanto che è legittima la domanda se esista davvero qualcosa dietro a ciò che vediamo o se non siano i nostri sensi stessi a produrre ciò che vediamo, come mi sembra plausibile.
Nella kabbalah si dice che ciò che c’è dietro la nostra percezione è “Azmutò” ossia ciò di cui non è possibile parlare.
Questo potrebbe essere interpretato anche dicendo che la stessa percezione è tutto. E non si può parlare di qualcosa al di là della nostra percezione. E, attenzione, anche le percezioni spirituali o le comprensioni filosofiche o scientifiche rientrano nella percezione.
Quindi fuori di qui non c’è nulla.
Nella kabbalah si dice anche che “Non c’è nessuno tranne Lui”. E con “Lui”, cioè “Dio", si intende la “Natura”, il mondo stesso. Non c’è nessuno tranne il mondo.
L’uomo crea il suo mondo. Non perché costruisce volontariamente qualcosa, ma perché tutto è una sua percezione.
A questo punto, anche il concetto di “percezione” risulta sbagliato. Perché non si tratta più di percepire qualcosa fuori di noi, ma siamo noi a costruire qualcosa. Quello che penso di percepire adesso è una mia creazione.
In realtà non è neanche così. Perché non sono io a creare questa percezione. Non c’è nessuna volontà nel farlo. Io non posso percepire il mondo in modo diverso da come lo percepisco. Io non scelgo le mie interpretazioni. Esse accadono. La costruzione si costruisce da sé. Anche le mie teorie e le mie credenze sono frutto di una costruzione che ho imparato a fare nella mia vita attraverso tutte le mie esperienze necessarie. Il mondo accade.
Che cos’è il mondo? Il mondo sono io.
Ma anche questa è una mia interpretazione.
venerdì 29 settembre 2017
MAMMA ESCI DA QUESTO CORPO!
"Per il tuo compleanno. Tieni 30 mila lire. Ma a patto che non ti compri un CD."
E, nel tempo, i desideri di tua madre entrano in te come "le cose giuste da fare". Che vuol dire "tutto ciò che non è realmente un tuo desiderio, ma il desiderio di qualcun altro per te."
E tu pensi però che siano desideri tuoi. No, sono desideri di tua madre, o, al massimo, di Gesù. Perché, come tutti sanno, se non fai quello che ti dice la mamma, Gesù piange.
E poi ti senti insoddisfatto e ti aspetti che il piacere te lo diano gli altri. O le altre. Cerchi di soddisfare i desideri degli altri perché così ti ameranno. Ma tua madre non sarà mai felice solo per il fatto che tu ti comporterai come vuole lei. Perché la sua felicità, come la tua, non può essere realizzata da un'altra persona diversa da se stessa.
Ed è molto più probabile che tua madre sarà felice quando sarai felice tu.
Sartre diceva "Gli altri sono l'inferno". E invece "Gli altri sono la mamma". Certo si potrebbe continuare con il sillogismo "La mamma è l'inferno."
Una volta che sai questa cosa però puoi iniziare a fare un lavoro di ricerca della tua indipendenza. Del tuo vero desiderio.
Come si fa?
E che ne so?
Fatti aiutare da uno psicologo. Mica credi che su un blog puoi trovare la soluzione ai tuoi problemi.
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martedì 26 settembre 2017
CENTRO!
Boh?
Ti è mai capitato di sentire una connessione con tutto ciò che hai intorno? Cioè di sentire una cosa che è comune con tutte le altre cose. Ti sei sentito bene, hai sentito un'emozione che ti fa venire le lacrime. Sia in situazioni piacevoli, che in situazioni spiacevoli. Ma l'emozione era lì.
Per essere centrato devo andare a cercare sempre le esperienze che mi portano quell'emozione. Può essere un genere musicale, l'attività di suonare e cantare, una lezione di qualche disciplina spirituale, l'incontro con un determinato amico o con una determinata ragazza che ti piace, scrivere qualcosa che esprime questa emozione. Ognuno ha i suoi luoghi in cui sentirla.
Perché questa emozione è il centro di te stesso e anche il centro del mondo. E allora, se la nutri, se la frequenti spesso, impari sempre più dov'è il tuo posto.
Continua a cercare quella sensazione che ti fa sentire uno con il mondo. Ciò che è ovunque. Non mollare.
Perché? Perché è l'unica cosa che ti rende felice.
Perché è la sensazione della vita stessa. Perché non finisce.
Perché ce l'hai in comune con l'universo intero.
E forse è l'unica cosa reale che esiste.
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giovedì 21 settembre 2017
FUOCHINO
Quello che si cerca è camminare sapendo che ogni passo è quello giusto.
Che ogni passo è assolutamente necessario.
Sapere che tutti gli uomini fanno passi assolutamente necessari.
Ma quello che si cerca è sapere, proprio nel momento in cui lo fai, che il tuo passo è assolutamente necessario.
Che ogni passo è assolutamente necessario.
Sapere che tutti gli uomini fanno passi assolutamente necessari.
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domenica 27 agosto 2017
BUONA VISIONE
Le difficoltà della vita ti attanagliano? Non riesci ad ottenere quello che vuoi? Sei triste?
Perché?
Adesso tu pensi che c'è un mondo e in questo mondo ci sono delle cose che devi assolutamente avere per essere felice. E se non le hai sei triste.
Non ti comprano il gelato e piangi.
La ragazza non ti vuole e piangi.
Non ti danno quel lavoro e piangi.
Ma magari la realtà non è quella cosa che pensi. Magari, forse, ti trovi in un mondo e hai le istruzioni di gioco di un altro mondo.
Prova a vederla così: magari lo scopo è imparare.
Ti sei mai accorto che da ogni problema hai sempre imparato qualcosa? Magari non la prima volta che ti si presenta, e neanche la seconda o la terza, ma prima o poi impari la lezione.
Volevi toccare il fuoco e hai imparato che il fuoco brucia, così un giorno vedendo il falò di ferragosto non ti ci butterai dentro.
Volevi essere il capo del mondo e hai mandato a fanculo il tuo capo così lui ha fatto terra bruciata attorno a te e non ti ha più assunto nessuno per tanto tempo. E hai imparato che non sei tu il capo del mondo, ma effettivamente era lui.
Volevi essere il re leone e hai risposto insultando i tuoi compagni di scuola elementare quando ti prendevano in giro. E come risposta hai ricevuto molti più calci in culo. E hai imparato che, come dice Max Gazzè, l'intelligenza sta dove c'è bisogno di mettersi a fare un po' di autoironia.
E tante altre lezioni.
Non c'è nulla al mondo che non sia un insegnamento. E' tutto un aiutino, tutto un suggerimento.
Ma bisogna per forza soffrire per imparare?
Prova a vederla così: tu sei il protagonista di un film e vuoi delle cose per essere felice. Se non riesci ad ottenerle è normale. Hai mai visto un film in cui il protagonista vuole una cosa e la ottiene e finisce dopo 2 minuti? Quindi, vuoi una cosa e non la ottieni. Ora puoi fare due cose: 1) Soffrire pensando che quella cosa che non ottieni ti darebbe davvero la felicità, oppure 2) Guardarti il film. Vedere come va a finire. Chiederti: chissà come va a finire? Chissà perché non sto ottenendo questa cosa? Chissà dove mi porta non avere questa cosa? Chissà cosa mi sta insegnando il non ottenere questa cosa? Vediamo come va a finire a questo tizio un po' sfigato.
Qualsiasi cosa succeda, goditi il film.
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domenica 13 agosto 2017
IL BELLO DELL'ARTE (e di ogni altra cosa)
Cosa c'è di veramente bello nel fare arte?
Quando un artista crea un'opera si sente potente perché è simile a Dio. Questa sensazione di potenza è piacere, il piacere di avere un controllo sulle cose, sulle persone, sui loro desideri, sulle loro emozioni. Il fatto stesso di creare qualcosa lo fa sentire bene. Perché? Perché gli da l'impressione di esistere come individuo. Io, Davide, ho creato questo. Allora Io, Davide, esisto, ed esisto in quanto artista e sono anche capace di creare cose simili alla natura, anzi spesso più belle della natura stessa.
E' un tipo di piacere. Esiste. Tanti ne godono. Tanti godono del successo. Forse la maggior parte degli artisti. Niente di male.
MA.
Ma non è il piacere più grande che si possa sentire.
Il piacere più grande che tu possa sentire nel fare arte è proprio l'opposto. E' sentire che quell'opera che stai realizzando o che hai realizzato non è opera tua. Quando sei immerso in quell'attività ti può capitare di sentire come la tua penna scriva da sola, o la tua matita disegni da sola, o i tuoi pennelli, o il tuo corpo danzi da solo, o la tua voce canti da sola, o le tue mani suonino da sole. Non sei tu a fare tutto questo. E sei attraversato da un piacere immenso. Perché? Perché non lo stai più bloccando. E capisci in quel momento che la vera vita è quel piacere, che c'è sempre, e puoi sentirlo quando decidi di mollare.
Poi passa qualche ora, qualche giorno, qualche mese, qualche anno. Ricevi tanti applausi, ti comprano il romanzo, il quadro o l'installazione, ti dicono che sei bravissimo. E allora ci ricaschi, ci credi, credi di essere stato tu. Di nuovo quel piccolo, infimo, finto, piacere egoistico.
Facciamo così: quando vediamo un'opera d'arte che ci piace, non lodiamo l'artista, facciamo una festa senza motivo. Così, in favore dell'universo. Vogliamogli bene a questi artisti, evitiamo loro gli applausi. Applaudiamo la natura. Perché non esiste nulla tranne lei.
lunedì 3 luglio 2017
A dire la verità
In mezzo a tutto questo chiasso.
In mezzo a tutta questa voglia di apparire buoni e giusti agli occhi degli altri.
In mezzo alle strutture degli scritti così diventano più leggibili e più apprezzabili degli altri. Così mi amano di più.
Perché chi ti amerebbe mai se fossi uno stronzo quale in realtà sei. E non sto parlando di me, ma di te che leggi. Chiunque tu sia.
Non ci sono buoni e giusti al mondo. Facciamo finta, tutto il giorno, tutta la settimana, tutto il mese, tutto l'anno, tutti i secoli, tutti i millenni.
Facciamo. Finta.
Non ci sono buoni. Lo sai che non sei buono. Lo sai che dentro di te c'è una bestia che cerchi di nascondere in qualche modo, ma ogni tanto, al primo tentativo, anche non voluto, di qualcuno che mette in mostra quella tua parte da nascondere, ecco che viene fuori la bestia che minaccia denunce, mazzate, improperi, spesso la morte, se non le dici che è brava e buona.
Tutta la fatica che facciamo ogni giorno è solo per dimostrare agli altri che siamo dei bravi bambini, così papà e mamma ci vorranno bene. Così tutti ci vorranno bene. Anche Gesù.
Solo che non è vero.
Non. E'. Vero.
Forse c'è la possibilità di diventare davvero buoni, di amare davvero, di scoprire l'amore vero, l'amore disinteressato per il prossimo. Ma se cerco di dimostrare ogni giorno a me stesso e agli altri che sono buono, mi prendo in giro ogni giorno, mi auto-convinco che sono buono. Insomma, se penso di essere già buono, non ho nessuna possibilità di diventare buono.
Quindi il primo passo, se davvero vuoi smetterla di fare finta e di faticare così tanto continuamente, è: ACCORGITENE.
In mezzo a tutta questa voglia di apparire buoni e giusti agli occhi degli altri.
In mezzo alle strutture degli scritti così diventano più leggibili e più apprezzabili degli altri. Così mi amano di più.
Perché chi ti amerebbe mai se fossi uno stronzo quale in realtà sei. E non sto parlando di me, ma di te che leggi. Chiunque tu sia.
Non ci sono buoni e giusti al mondo. Facciamo finta, tutto il giorno, tutta la settimana, tutto il mese, tutto l'anno, tutti i secoli, tutti i millenni.
Facciamo. Finta.
Non ci sono buoni. Lo sai che non sei buono. Lo sai che dentro di te c'è una bestia che cerchi di nascondere in qualche modo, ma ogni tanto, al primo tentativo, anche non voluto, di qualcuno che mette in mostra quella tua parte da nascondere, ecco che viene fuori la bestia che minaccia denunce, mazzate, improperi, spesso la morte, se non le dici che è brava e buona.
Tutta la fatica che facciamo ogni giorno è solo per dimostrare agli altri che siamo dei bravi bambini, così papà e mamma ci vorranno bene. Così tutti ci vorranno bene. Anche Gesù.
Solo che non è vero.
Non. E'. Vero.
Forse c'è la possibilità di diventare davvero buoni, di amare davvero, di scoprire l'amore vero, l'amore disinteressato per il prossimo. Ma se cerco di dimostrare ogni giorno a me stesso e agli altri che sono buono, mi prendo in giro ogni giorno, mi auto-convinco che sono buono. Insomma, se penso di essere già buono, non ho nessuna possibilità di diventare buono.
Quindi il primo passo, se davvero vuoi smetterla di fare finta e di faticare così tanto continuamente, è: ACCORGITENE.
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giovedì 8 giugno 2017
Quello che non c'è più
E ora ci passate davanti in macchina e dite "dovremmo vedere una volta che effetto fa entrare in un posto così". Come se non l'avessimo già fatto secoli fa e non ne avessimo già le palle piene da mò. Ma spesso ci si dimentica.
Mentre aspettate al semaforo di allontanarvi da quel posto su cui state ipotizzando il viaggio archeologico, vedi tre tizi che attraversano le strisce diretti lì. E sono libri aperti. Vedi tutta l'inconsapevolezza della morte che già da universitario ti annoiava a morte. E lo sai che se entrassi in quel locale dureresti massimo 10 minuti.
La preghiera è la nascita di un desiderio contro te stesso: "ti prego spazza via tutto, toglimi tutto quello che ho, distruggi tutto quello a cui ancora mi attacco. Fallo come vuoi. Con violenza se necessario. Fallo adesso. Che io non desideri più di godere ancora un po' di quello che non c'è. Spazzami via."
Che io non possa più dire nella mia vita "che palle!"
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quello che non c'è
martedì 23 maggio 2017
Non c'è nessuno tranne Lui
Ho sempre mollato tutto.
Mi sono laureato in filosofia, ma ho mollato la filosofia per fare lo sceneggiatore.
Ho mollato una casa di produzione di cartoni animati per fare il pubblicitario.
Ho mollato la pubblicità per fare l'artista.
Ho mollato l'arte per studiare la Kabbalah.
Che cosa ho imparato da tutto questo?
Diciamo sempre: ho imparato questo, ho imparato quello.
C'è un bel modo di dire: "la vita mi ha portato ad essere"
Il fatto che oggi ci penso 100 volte prima di mollare una cosa, valuto di più, cerco di essere più paziente e cerco di non vedere tutto bianco o nero, non l'ho imparato io. Questo essere chiamato Davide è più paziente perché sa che altrimenti potrebbe bruciarsi.
La vita ci porta ad essere ciò che siamo, a diventare ciò che diventiamo, ad amare ciò che amiamo, ad odiare ciò che odiamo, a fumare ciò che fumiamo, a mangiare ciò che mangiamo, a pensare ciò che pensiamo, a scrivere ciò che scriviamo.
Non siamo noi a muoverci, c'è un vento che ci muove. E questa è la cosa più bella che ci sia.
domenica 21 maggio 2017
La metamorfosi
Dopo qualche tempo però arriva, sempre, inevitabile, quella frase: "Io non ho capito come facciamo a correggere il nostro ego mantenendo la nostra individualità. Io non voglio perdere la mia individualità."
E secondo te l'ego che cos'è?
Immagina di andare al tuo mercatino fricchettone preferito, dove un tempo godevi al solo respirare l'aria d'incenso, a vedere i cilum, gli anelli con tutti i simboli possibili e le magliette con tutti i gruppi rock e metal del mondo. Era come una galleria d'arte, meglio di una galleria d'arte intellettuale con opere morte create solo per un target di collezionisti milionari e di artisti che leggono tutti le stesse quattro cose radical chic del cazzo (ok, qui ho un po' calcato la mano).
Insomma immagina di andare al tuo mercatino preferito e che quell'odore d'incenso ti dia noia, che quelle magliette pensi che non le metteresti mai, che nessuno di quei simboli negli anelli ti rappresenti più di quanto non faccia topolino (anzi una maglietta di topolino mi manca proprio), che di dischi vecchi acid jazz non sai cosa fartene e neanche di dvd di film di serie b, perché sei una persona immorale e ascolti e vedi tutto in streaming.
Immagina di non sentire più niente. Quella roba è una parte di te che non c'è più, cioè non è vero che non c'è più, c'è, ma è come la tua prima bicicletta, non riesci neanche più a sedertici.
E una vocina in testa (che in realtà non è una vocina, è solo un modo di dire, è una sensazione) dice: io non sono questo, anzi io non sono mai stato questo, era solo un travestimento, una maschera, un modo per dire agli altri e a te stesso: "attenzione: io sono questo". Ma non era vero.
La risposta alla domanda sull'individualità è: "Che facciamo, le togliamo le rotelle?"
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mercoledì 17 maggio 2017
Il problema di Dio
"Dio non esiste" disse deciso il ragazzo fricchettone fuori dall'esame di psicologia sociale.
E in me montava una tale rabbia che chiesi per favore all'amica che stava con me di uscire fuori altrimenti litigavo.
A me non fregava e non frega ancora proprio niente di Dio. Anzi bestemmiavo parecchio. Solo che non sopportavo che uno studente di filosofia potesse dire una stronzata simile.
Che vuol dire "Dio non esiste"? Al massimo puoi chiederti "Che cosa significa Dio per me, per te, o per i cattolici o per gli induisti, o per i musulmani, o per il kabbalisti, o per i buddisti o per mia nonna o per mio figlio". Ma dire "Dio non esiste" non significa niente. E' come dire "l'addizione non esiste", in che senso?
Dicendo che "Dio non esiste" dimostri di essere cattolico e dualista tanto quanto quelli che stai criticando. Questo esiste, quello non esiste. Io ho ragione, tu hai torto.
Cioè, se io chiamo la mia penna "Dio", puoi dire che la mia penna non esiste? Magari si perché hai visto Matrix e allora va bene, ma almeno sappiamo di cosa stai parlando. E se io chiamo la Natura, l'universo, con il nome di Dio, ancora mi vuoi dire che non esiste? Può essere, magari perché puoi dirmi che tutto è un'illusione, allora possiamo arrivare alla conclusione che nulla esiste. E mi va benissimo. Ma se mi dici "Dio non esiste", così a cazzo, non vuol dire niente e se vuoi andare contro la religione sei sulla strada sbagliata.
Una volta mi hanno bannato da un forum perché bestemmiavo. Forse perché credevano che Dio non esiste.
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martedì 3 gennaio 2017
Una comunità di insegnanti illuminati
(Attenzione questo è un articolo serio. Scusatemi.)
Educazione. Tutte le guerre, le tensioni, i malesseri sociali a livello macroscopico e a livello microscopico, dagli scontri religiosi a quelli finanziari, dai disaccordi tra politici a quelli tra vicini di casa, dalla depressione dei mercati a quella, crescente, degli individui. Tutto, oggi, ci dice che la priorità assoluta è la creazione e l’applicazione di una nuova forma di educazione.
E tanti ricercatori, insegnanti, filosofi, scienziati dell’educazione e di tutte le scienze insieme, comitati scientifici, governi, ministri dell’educazione, consigli europei e mondiali, si stanno in effetti adoperando in uno sforzo comune di cambiare il vecchio paradigma educativo basato sulla lezione frontale, sulle parole dell’insegnante o del libro, imparate a memoria e ripetute, sul seguire comportamenti in linea con questa semplice linea trasmissiva.
Perché questo paradigma non funziona più? Perché il nuovo obiettivo è “imparare a collaborare”. E non si può imparare a collaborare leggendo un libro su come collaborare o ascoltando una lezione. L’arte delle relazioni con gli altri si apprende attraverso la pratica, e nello specifico attraverso l’esempio.
Come anche Aristotele scriveva, l’uomo è essenzialmente un animale che imita e ricorda. Ogni uomo è il suo bagaglio di esperienze, di azioni positive che tende a ripetere e azioni negative che tenderà ad evitare, ma c’è uno strumento che lo differenzia dagli animali e questo è la sua capacità di apprendere all’interno di una società. Così come quando un uomo legge un libro si appropria di esperienze ed emozioni che magari nella sua vita non avrebbe mai vissuto, allo stesso modo, vivendo in società, un uomo ha la possibilità di sviluppare abitudini per le quali, da solo, avrebbe impiegato secoli di errori e ricompense.
Noi abbiamo una grande qualità: l’invidia. Suona strano messa così, ma questa caratteristica propria solo dell’uomo lo porta ad imitare i suoi simili che hanno più successo in ciò che egli desidera. E a questo punto tocca farci una domanda: che cosa desidera maggiormente l’uomo? Anche qui oggi abbiamo tante ricerche condotte spesso in ambito scolastico che ci dicono che la felicità umana sta nella capacità di amare e di essere amati. L’uomo è felice quando si trova in una società in cui non deve preoccuparsi di sé stesso, tanto da poter pensare agli altri.
Quindi possiamo tornare alla soluzione della nuova educazione che si proietta verso di noi da ricercatori come Lewin, Bandura, Bonfenbrenner e da tutti gli studi relativi al clima scolastico: se l’uomo apprende attraverso l’esempio e ciò che desidera è amare ed essere amato, allora il modo in cui l’uomo potrà cambiare è quello di stare in una società che gli da questo esempio. In primo luogo allora, se l’esempio è tutto, servirà una comunità di insegnanti che vivono già secondo questo principio. Ma da dove cominciare? Se l’esempio è tutto, da dove prendiamo questo esempio? Esiste già una società siffatta? Da dove prendiamo il primo esempio?
mercoledì 29 giugno 2016
Pubblicità di Dio
Tutti alla ricerca della propria identità. Che vuol dire essere identici.
Identici a che cosa?
Nella psicanalisi c'è una cosa chiamata "coazione a ripetere", che equivale all'impulso di morte.
E noi tutto il tempo vogliamo avere un'identità, una personalità, essere identici a quello che eravamo ieri, o l'anno scorso, o a qualche anno fa, quando avevamo deciso "io sono questa cosa qui".
E tutto quello che ci succede di contrario a questa identità che ci siamo costruiti lo percepiamo come un disturbo, come avversità, come un problema, come crisi.
La crisi mondiale di un mondo che vuole essere uguale al passato, quando lo sappiamo che tutto scorre e che magari scorrerebbe felicemente se non ci incaponissimo col fatto che siamo quella cosa lì che è solo nella nostra testa.
Tanto per dire che c'è una scienza che non ti insegna ad annullare l'ego o a tranquillizzarlo o a usarlo per i tuoi scopi, ma che ti porta a ricevere, ad accettare tutto quello che accade come giusto, che giustifica tutto.
è come una scienza della pubblicità del tutto. Tutto ciò che accade è buono, tutto ciò che accade è perfetto, tutto ciò che accade è Dio.
Solo che questa cosa causa un po' di resistenze perché c'è questa tendenza in ciascuno di noi a giustificare sè stessi piuttosto che la realtà delle cose. Solo che quel se stessi è una cosa che appartiene al passato.
Quel se stessi è una strategia che abbiamo adoperato nel passato per relazionarci con il mondo. Solo che il mondo ci pone sempre problemi nuovi. E' come se per dare un esame di storia studi sul libro di scienze perché aveva funzionato per l'esame di scienze, quindi...
E se non vi basta la mia parola, ecco delle citazioni di eminenti testimonial.
Einstein: "la follia sta nel fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi."
Hegel: "Scegli ciò che accade."
Lacan: "l'Io consiste nella conclusione mentale erronea: io penso di aver dimostrato che sono".
E adesso possiamo riprendere a vedere il nostro telefilm così non ci pensiamo più.
Identici a che cosa?
Nella psicanalisi c'è una cosa chiamata "coazione a ripetere", che equivale all'impulso di morte.
E noi tutto il tempo vogliamo avere un'identità, una personalità, essere identici a quello che eravamo ieri, o l'anno scorso, o a qualche anno fa, quando avevamo deciso "io sono questa cosa qui".
E tutto quello che ci succede di contrario a questa identità che ci siamo costruiti lo percepiamo come un disturbo, come avversità, come un problema, come crisi.
La crisi mondiale di un mondo che vuole essere uguale al passato, quando lo sappiamo che tutto scorre e che magari scorrerebbe felicemente se non ci incaponissimo col fatto che siamo quella cosa lì che è solo nella nostra testa.
Tanto per dire che c'è una scienza che non ti insegna ad annullare l'ego o a tranquillizzarlo o a usarlo per i tuoi scopi, ma che ti porta a ricevere, ad accettare tutto quello che accade come giusto, che giustifica tutto.
è come una scienza della pubblicità del tutto. Tutto ciò che accade è buono, tutto ciò che accade è perfetto, tutto ciò che accade è Dio.
Solo che questa cosa causa un po' di resistenze perché c'è questa tendenza in ciascuno di noi a giustificare sè stessi piuttosto che la realtà delle cose. Solo che quel se stessi è una cosa che appartiene al passato.
Quel se stessi è una strategia che abbiamo adoperato nel passato per relazionarci con il mondo. Solo che il mondo ci pone sempre problemi nuovi. E' come se per dare un esame di storia studi sul libro di scienze perché aveva funzionato per l'esame di scienze, quindi...
E se non vi basta la mia parola, ecco delle citazioni di eminenti testimonial.
Einstein: "la follia sta nel fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi."
Hegel: "Scegli ciò che accade."
Lacan: "l'Io consiste nella conclusione mentale erronea: io penso di aver dimostrato che sono".
E adesso possiamo riprendere a vedere il nostro telefilm così non ci pensiamo più.
mercoledì 3 febbraio 2016
Marx è sovrastruttura
Un ragazzo si entusiasma al Marxismo perché con il Marxismo scopre che la realtà che gli viene posta sotto gli occhi alla televisione, sui libri, su internet, a scuola, è solo un'illusione. E' una sovrastruttura. Sotto c'è una struttura più profonda, c'è la realtà: i rapporti economici, l'economia.
Quando uno scopre una verità, quando ha sentito profondamente che quella verità è più vera della precedente, non può non seguirla. Sei fregato. L'illusione è finita. Il velo di Maya è caduto. Non resta che lottare per la verità.
Ma...
Se ti dicessi che i rapporti economici sono una sovrastruttura di un'altra struttura? Se ti dicessi che potresti toccarla, sentirla e vederla e abbracciarla e amarla?
Quando abbiamo lasciato la prima struttura per la nuova abbiamo dovuto fare un sacrificio. Abbiamo sacrificato il falso piacevole per il vero scomodo.
Ma se il sacrificio per una struttura parziale è un sacrificio parziale, qual è il sacrificio per la struttura totale?
martedì 1 settembre 2015
LIBERTÀ
Perché si scrive, perché si fa l'attore, perché si fa il regista, perché ci si veste, ci si trucca, perché si sceglie di diventare qualcuno o qualcosa, perché ci si vuole migliorare, perché Pazienza si faceva di robba?
Immagina di vivere in un mondo in cui tutti ti amano e si prodigano per te, in cui ti senti totalmente protetto, come nell'utero di tua madre, in cui non ti manca nulla perché gli altri provvedono a te, immagina di essere totalmente amato, di avere da mangiare, una casa, l'affetto, una moglie/marito, fidanzata/fidanzato, immagina di avere tutto l'amore del mondo da ogni singola persona del mondo.
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giovedì 10 aprile 2014
è tutto all'incontrario
L’amore
del nostro mondo è forse odio. È volere per se tutto, è possedere l’altra
persona, è odiarla perché non ti chiama. È odio. E tu devi ammettere se
veramente riesci ad essere sincero con te stesso: io odio questa donna. Io voglio
stare con te perché ti odio, perché voglio possederti e voglio che tu sia mia
schiava. Questo voglio. Questo è il mio amore per te. Vedo la tua bellezza e ti
voglio. Perché ti odio. Odio il fatto di non possederti. Io ti odio per questo
male che mi fai, perché sei indipendente da me, perché sei così bella. Io ti
odio perché tutti ti amano e tutti ti possono avere e non io, invece voglio
essere io soltanto ad averti. E forse l’amore è volere essere unito con te e
odiare la separazione. Ma fondamentalmente quello che sento non è il desiderio
del tuo bene, ma solo del mio. Io desidero il tuo male se non sei con me. E
questo è tutto il mio egoismo. Che io voglio essere rispetto agli altri il
superiore. La massima gelosia è il massimo egoismo. Che tu vuoi solo per te. Per
te stesso.
lunedì 31 marzo 2014
Una cosa che ho fatto
Quando tu fai un'azione quella non muore li. Siccome tutto è causa ed effetto, quell'azione si ripercuoterà nel mondo fino alla fine del mondo. Tutto ciò che è stato, è e sarà ha delle conseguenze infinite. Il tuo più piccolo respiro contribuisce alla costruzione del domani di tuo figlio. E in questo ci stanno anche le opere d'arte, che non sono più importanti o più significative di un singolo sbadiglio di un barbone della stazione di Milano. Solo che le opere d'arte sono più visibili. E una di queste martedì arriva ad una mostra a Venezia. Tutto è vivo, anche gli oggetti. Tutto si muove a causa della stessa energia. Proprio come ci muoviamo noi. O siamo solo noi che ci muoviamo? Due link a proposito.
sabato 22 marzo 2014
Qualsiasi cosa tu faccia
YEAH! Un nuovo post dopo mesi! Si vede che avrò una cosa importantissima da dire!
Parlavo poco fa con un amico di arte, dopo millemila anni.
E lui mi faceva i complimenti per il mio lavoro e guardavamo anche i lavori di altri e la cosa che mi è uscita più spesso dalla bocca è stata: "dipende dall'intrippo che hai."
Cioè, si è detto più volte nella storia che "ogni uomo è un artista", nel senso che ogni uomo può sviluppare una sua genialità. Cioè si intende che ogni uomo è un artista potenzialmente.
In realtà mi rendo conto che ogni uomo ha un intrippo. Non è che puoi diventare un genio in qualcosa, lo sei già. Sei un essere meraviglioso già adesso. Sei totalmente originale. Non c'è nessun altro come te. Sei stupefacente. Com'è possibile essere così bravo come te? Sei un genio totale. Da dove ti vengono tutti quei pensieri che io non avrei mai pensato? E il tuo corpo è così totalmente originale, e i tuoi sentimenti e il modo in cui parli e il suono della tua voce e il modo in cui sbatti le palpebre e le tue difficoltà che ti rendono così degno di essere amato. Ogni uomo merita un premio nobel alla sua vita.
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