Quello che si cerca è camminare sapendo che ogni passo è quello giusto.
Che ogni passo è assolutamente necessario.
Sapere che tutti gli uomini fanno passi assolutamente necessari.
Ma quello che si cerca è sapere, proprio nel momento in cui lo fai, che il tuo passo è assolutamente necessario.
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giovedì 21 settembre 2017
FUOCHINO
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domenica 21 maggio 2017
La metamorfosi
Dopo qualche tempo però arriva, sempre, inevitabile, quella frase: "Io non ho capito come facciamo a correggere il nostro ego mantenendo la nostra individualità. Io non voglio perdere la mia individualità."
E secondo te l'ego che cos'è?
Immagina di andare al tuo mercatino fricchettone preferito, dove un tempo godevi al solo respirare l'aria d'incenso, a vedere i cilum, gli anelli con tutti i simboli possibili e le magliette con tutti i gruppi rock e metal del mondo. Era come una galleria d'arte, meglio di una galleria d'arte intellettuale con opere morte create solo per un target di collezionisti milionari e di artisti che leggono tutti le stesse quattro cose radical chic del cazzo (ok, qui ho un po' calcato la mano).
Insomma immagina di andare al tuo mercatino preferito e che quell'odore d'incenso ti dia noia, che quelle magliette pensi che non le metteresti mai, che nessuno di quei simboli negli anelli ti rappresenti più di quanto non faccia topolino (anzi una maglietta di topolino mi manca proprio), che di dischi vecchi acid jazz non sai cosa fartene e neanche di dvd di film di serie b, perché sei una persona immorale e ascolti e vedi tutto in streaming.
Immagina di non sentire più niente. Quella roba è una parte di te che non c'è più, cioè non è vero che non c'è più, c'è, ma è come la tua prima bicicletta, non riesci neanche più a sedertici.
E una vocina in testa (che in realtà non è una vocina, è solo un modo di dire, è una sensazione) dice: io non sono questo, anzi io non sono mai stato questo, era solo un travestimento, una maschera, un modo per dire agli altri e a te stesso: "attenzione: io sono questo". Ma non era vero.
La risposta alla domanda sull'individualità è: "Che facciamo, le togliamo le rotelle?"
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mercoledì 19 settembre 2012
Post Vacanze
Mi sono accorto solo dopo averlo scritto che il titolo del post è un doppiosenso degno del miglior copy del mondo. Ma se non ci fosse stato un senso del genere avrei cancellato il titolo e ne avrei messo un altro che facesse il giochino. Questo per dire come spesso è la "penna" che crea, non il cervello. Perché la creazione spesso è collegata ad una facoltà che non è la ragione. Sembra banale, lo sanno tutti, in realtà, come vedremo, questa cosa implica un sacco di altre cose.
Cioè, pensavo poco fa alla parola "spensierato", che vuol dire "contento", "felice" e solo dopo pensi che letteralmente vuol dire "senza pensieri". L'obbiettivo di ogni uomo è eliminare il pensiero. Se hai sempre un pensiero in testa non puoi fare nient'altro che quello. Ti scordi le riunioni, di chiamare il medico, di andarci, di comprare l'anticalcare, di chiamare l'architetto, ti scordi di fare quello che stai facendo. Sei sempre altrove. Per essere dove sei, per fare solo quello che stai facendo, per essere concentrato, non devi pensare. Il pensiero è la cosa più sopravvalutata al mondo, dopo di me da parte di me stesso. Guardo la luna e penso al sole, guardo l'alba e penso alla luna. Sto con lei e penso all'altra. Il pensiero, gli illuministi, il cicap, Piero Angela, gente molto, ma molto, limitata. Più limitata di me! Ma qualcosa sta cambiando.
Per tornare al titolo, sì, sono tornato dalle vacanze il 6 settembre, ma da quel giorno ho studiato un sacco di filosofia e storia per passare questo esame di ingresso a questa specie di abilitazione per insegnare nei licei, che mi sono fatto due conti e non sarebbe male come lavoro. Siccome ho studiato, ho pensato, e non ho fatto nient'altro per tutto il tempo. Era davvero impossibile. Filosofia vuol dire "pensiero patologico", non credete a chi vi dice che vuol dire "amore per il sapere". Non puoi fare nient'altro. Solo oggi sono riuscito a disintossicarmi un po', pulire casa e sistemare un attimo la mia vita, ma siccome l'abitudine a pensare un po' è rimasta, qualche cazzata l'ho fatta.
Istruzioni per non pensare:
1) Fai una pratica di meditazione ogni giorno, preferibilmente la mattina.
2) Scrivi tre pagine di scrittura automatica ogni giorno, preferibilmente la mattina.
3) Cerca di essere presente ad ogni cosa che fai, accorgiti di tutti i pensieri che vengono a tradimento, cerca di comprenderli.
4) Non perdere tempo a leggere blogs e in generale su internet.
5) Eliminati da facebook.
6) Lascia il fidanzato/a di cui non sei innamorato/a.
7) Non contattare ragazze se non sei sicuro di esserne innamorato, che poi stai a pensarci tutto il tempo.
8) Non ti sforzare di fare una cosa solo perché sembra figa agli altri, tipo il creativo o l'artista, fa' davvero ciò che vuoi.
9) Licenziati.
10) Mangia quando hai fame, bevi quando hai sete.
11) Non scrivere post sul blog ché poi hai il pensiero di andare a controllare quanti l'hanno letto.
12) Se scrivi un post sul blog non metterlo su facebook ché poi sai che qualcuno lo leggerà e hai il pensiero di andare a controllare quanti l'hanno letto.
13) Ricordati i sogni.
14) Se ti è troppo difficile farle tutte, fai almeno la prima e la terza.
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venerdì 27 luglio 2012
Difficile a dirsi
La vita non è fatta tutta di immanenza, di erlebnis, di atarassia. A volte ti ritrovi con l'empirismo e il materialismo che ti attanagliano, e un modo per uscirne è praticare un po' di messa tra parentesi, di riduzione. Alcuni provano con la musica e con l'arte ad entrare nell'enigma, nell'autentico svelamento dell'esserci, che non è che ti rende felice, ma estatico magari sì.
Ma il modo migliore per riportarti alla consapevolezza dell'illusione, della rappresentazione, dell'amor intellectualis dei, è la meditazione, che però i filosofi non fanno perchè si vergognano di non pensare.
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