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giovedì 8 giugno 2017

Quello che non c'è più



Se vivi a Milano ti capita di andare a vedere com'è, da fuori, questo nuovo locale fighetto che hanno aperto vicino casa tua in una fabbrica abbandonata di cui poco tempo prima eri andato col tuo amico a fotografare le rovine.

E ora ci passate davanti in macchina e dite "dovremmo vedere una volta che effetto fa entrare in un posto così". Come se non l'avessimo già fatto secoli fa e non ne avessimo già le palle piene da mò. Ma spesso ci si dimentica.

Mentre aspettate al semaforo di allontanarvi da quel posto su cui state ipotizzando il viaggio archeologico, vedi tre tizi che attraversano le strisce diretti lì. E sono libri aperti. Vedi tutta l'inconsapevolezza della morte che già da universitario ti annoiava a morte. E lo sai che se entrassi in quel locale dureresti massimo 10 minuti.

La preghiera è la nascita di un desiderio contro te stesso: "ti prego spazza via tutto, toglimi tutto quello che ho, distruggi tutto quello a cui ancora mi attacco. Fallo come vuoi. Con violenza se necessario. Fallo adesso. Che io non desideri più di godere ancora un po' di quello che non c'è. Spazzami via."

Che io non possa più dire nella mia vita "che palle!"






domenica 21 maggio 2017

La metamorfosi


E' bello all'inizio di ogni percorso spirituale dire "Sì! Morte all'ego! Fanculo! Voglio l'illuminazione ora!", "Farò tutto quello che serve per distruggere questo ego che mi impedisce di essere uno con il tutto!".
Dopo qualche tempo però arriva, sempre, inevitabile, quella frase: "Io non ho capito come facciamo a correggere il nostro ego mantenendo la nostra individualità. Io non voglio perdere la mia individualità."
E secondo te l'ego che cos'è?

Immagina di andare al tuo mercatino fricchettone preferito, dove un tempo godevi al solo respirare l'aria d'incenso,  a vedere i cilum, gli anelli con tutti i simboli possibili e le magliette con tutti i gruppi rock e metal del mondo. Era come una galleria d'arte, meglio di una galleria d'arte intellettuale con opere morte create solo per un target di collezionisti milionari e di artisti che leggono tutti le stesse quattro cose radical chic del cazzo (ok, qui ho un po' calcato la mano).
Insomma immagina di andare al tuo mercatino preferito e che quell'odore d'incenso ti dia noia, che quelle magliette pensi che non le metteresti mai, che nessuno di quei simboli negli anelli ti rappresenti più di quanto non faccia topolino (anzi una maglietta di topolino mi manca proprio), che di dischi vecchi acid jazz non sai cosa fartene e neanche di dvd di film di serie b, perché sei una persona immorale e ascolti e vedi tutto in streaming.

Immagina di non sentire più niente. Quella roba è una parte di te che non c'è più, cioè non è vero che non c'è più, c'è, ma è come la tua prima bicicletta, non riesci neanche più a sedertici.

E una vocina in testa (che in realtà non è una vocina, è solo un modo di dire, è una sensazione) dice: io non sono questo, anzi io non sono mai stato questo, era solo un travestimento, una maschera, un modo per dire agli altri e a te stesso: "attenzione: io sono questo". Ma non era vero.

La risposta alla domanda sull'individualità è: "Che facciamo, le togliamo le rotelle?"