sabato 17 luglio 2010

Dove trovare le idee


la tesi di oggi è:
nessuno fa errori nella propria lingua.

dimostrazione:
ogni volta che vedo la gente inorridire di fronte ad errori grammaticali in italiano commessi da italiani inorridisco. E penso: "quando sbagliano gli stranieri ti sembra normale però".
Noi accettiamo tutti gli errori grammaticali commessi dagli stranieri che parlano in italiano, ma se uno dice "scendimi i soldi", sorridiamo come a dire "è un ignorante, poverino".
Ma: "considerereste ignorante allo stesso modo un milanese che ha sempre parlato in italiano e fa un errore cercando di parlare in dialetto siciliano?"
il punto è: un siciliano, per esempio, che fa errori parlando in italiano, li fa perchè parla perfettamente un'altra lingua: il siciliano. E state pur certi che quello lì in siciliano non sbaglierà mai neanche una virgola.
Un'altra osservazione va fatta riguardo al risolino di cui parlavamo. Quel risolino indica soltanto che tu credi che l'italiano sia la lingua giusta e tutte le altre siano sbagliate. In realtà, l'italiano è la lingua imposta a tutti gli italiani dopo l'unità d'Italia. Parlare in dialetto vuol dire conservare una propria libertà. Chi parla solamente e perfettamente l'italiano è un pò più schiavo di chi sbaglia e parla anche in dialetto.
Inoltre, parlare perfettamente una lingua, parlarla esattamente, vuol dire parlarla secondo regole fisse e considerate immutabili. E questo implica che non cambierete mai nulla, neanche voi stessi. Sbagliare, al contrario, è creatività, è mischiare e creare nuovi concetti e nuove visioni del mondo. Quello che per un purista dell'italiano è "inconcepibile", non lo è per uno che usa liberamente la propria lingua. "Inconcepibile" vuol dire che non riesci a concepirlo, indica sterilità, ma se non ci riesci tu non vuol dire che non debba riuscire a concepirlo qualcun altro.

4 commenti:

L'Accademia della Crusca ha detto...

Ho un grosso calo di autostima

Salvatore Schillaci ha detto...

Ciai ragione. Io pure lo pensato. Grazie, come ti conosco ti offrerò una cosa.

alcibiade socratico ha detto...

1 Le regole della lingua italiana non sono immutabili. Si dice infatti che una lingua è viva, per distinguerla dalle lingue morte, dove appunto vige quello che tu sostieni. Capire in che punti sta mutando una lingua, in quali sottili anfratti del sistema si sta operando una rivoluzione è cosa molto interessante.

2 In un paese come l'Olanda, considerata da noi giovani dalle visioni ampie come un oasi di libertà e laicismo, si parla oltre che ad una lingua difficile ed incomprensibile, anche l'inglese, così che tutti possano comunicare con tutti. Rinunciare alla propria lingua madre e usare uno strumento comune per scambiarsi opinioni è qualcosa che noi non saremo mai capaci di fare visto che c'è ancora qualcuno che sostiene che bisognerebbe insegnare il dialetto a scuola. Da Nord a Sud.

davide ha detto...

Alcibiade sono evidentemente d'accordo con te per il numero 1: "le regole della lingua italiana non sono immutabili".

sulla 2 non sono daccordissimo quando dici "Rinunciare alla propria lingua madre e usare uno strumento comune per scambiarsi opinioni è qualcosa che noi non saremo mai capaci di fare". Perchè rinunciare a una lingua quando puoi semplicemente imparare a usarne "un'altra"?

per me più ne usiamo e più ne conosciamo e meglio è, certo l'italiano ci aiuta a comprenderci, ma la cosa odiosa è la pretesa di dover usare tutti lo stesso, identico, italiano (dato che come osservi anche tu "le regole della lingua italiana non sono immutabili").