mercoledì 17 maggio 2017
Il problema di Dio
"Dio non esiste" disse deciso il ragazzo fricchettone fuori dall'esame di psicologia sociale.
E in me montava una tale rabbia che chiesi per favore all'amica che stava con me di uscire fuori altrimenti litigavo.
A me non fregava e non frega ancora proprio niente di Dio. Anzi bestemmiavo parecchio. Solo che non sopportavo che uno studente di filosofia potesse dire una stronzata simile.
Che vuol dire "Dio non esiste"? Al massimo puoi chiederti "Che cosa significa Dio per me, per te, o per i cattolici o per gli induisti, o per i musulmani, o per il kabbalisti, o per i buddisti o per mia nonna o per mio figlio". Ma dire "Dio non esiste" non significa niente. E' come dire "l'addizione non esiste", in che senso?
Dicendo che "Dio non esiste" dimostri di essere cattolico e dualista tanto quanto quelli che stai criticando. Questo esiste, quello non esiste. Io ho ragione, tu hai torto.
Cioè, se io chiamo la mia penna "Dio", puoi dire che la mia penna non esiste? Magari si perché hai visto Matrix e allora va bene, ma almeno sappiamo di cosa stai parlando. E se io chiamo la Natura, l'universo, con il nome di Dio, ancora mi vuoi dire che non esiste? Può essere, magari perché puoi dirmi che tutto è un'illusione, allora possiamo arrivare alla conclusione che nulla esiste. E mi va benissimo. Ma se mi dici "Dio non esiste", così a cazzo, non vuol dire niente e se vuoi andare contro la religione sei sulla strada sbagliata.
Una volta mi hanno bannato da un forum perché bestemmiavo. Forse perché credevano che Dio non esiste.
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martedì 3 gennaio 2017
Una comunità di insegnanti illuminati
(Attenzione questo è un articolo serio. Scusatemi.)
Educazione. Tutte le guerre, le tensioni, i malesseri sociali a livello macroscopico e a livello microscopico, dagli scontri religiosi a quelli finanziari, dai disaccordi tra politici a quelli tra vicini di casa, dalla depressione dei mercati a quella, crescente, degli individui. Tutto, oggi, ci dice che la priorità assoluta è la creazione e l’applicazione di una nuova forma di educazione.
E tanti ricercatori, insegnanti, filosofi, scienziati dell’educazione e di tutte le scienze insieme, comitati scientifici, governi, ministri dell’educazione, consigli europei e mondiali, si stanno in effetti adoperando in uno sforzo comune di cambiare il vecchio paradigma educativo basato sulla lezione frontale, sulle parole dell’insegnante o del libro, imparate a memoria e ripetute, sul seguire comportamenti in linea con questa semplice linea trasmissiva.
Perché questo paradigma non funziona più? Perché il nuovo obiettivo è “imparare a collaborare”. E non si può imparare a collaborare leggendo un libro su come collaborare o ascoltando una lezione. L’arte delle relazioni con gli altri si apprende attraverso la pratica, e nello specifico attraverso l’esempio.
Come anche Aristotele scriveva, l’uomo è essenzialmente un animale che imita e ricorda. Ogni uomo è il suo bagaglio di esperienze, di azioni positive che tende a ripetere e azioni negative che tenderà ad evitare, ma c’è uno strumento che lo differenzia dagli animali e questo è la sua capacità di apprendere all’interno di una società. Così come quando un uomo legge un libro si appropria di esperienze ed emozioni che magari nella sua vita non avrebbe mai vissuto, allo stesso modo, vivendo in società, un uomo ha la possibilità di sviluppare abitudini per le quali, da solo, avrebbe impiegato secoli di errori e ricompense.
Noi abbiamo una grande qualità: l’invidia. Suona strano messa così, ma questa caratteristica propria solo dell’uomo lo porta ad imitare i suoi simili che hanno più successo in ciò che egli desidera. E a questo punto tocca farci una domanda: che cosa desidera maggiormente l’uomo? Anche qui oggi abbiamo tante ricerche condotte spesso in ambito scolastico che ci dicono che la felicità umana sta nella capacità di amare e di essere amati. L’uomo è felice quando si trova in una società in cui non deve preoccuparsi di sé stesso, tanto da poter pensare agli altri.
Quindi possiamo tornare alla soluzione della nuova educazione che si proietta verso di noi da ricercatori come Lewin, Bandura, Bonfenbrenner e da tutti gli studi relativi al clima scolastico: se l’uomo apprende attraverso l’esempio e ciò che desidera è amare ed essere amato, allora il modo in cui l’uomo potrà cambiare è quello di stare in una società che gli da questo esempio. In primo luogo allora, se l’esempio è tutto, servirà una comunità di insegnanti che vivono già secondo questo principio. Ma da dove cominciare? Se l’esempio è tutto, da dove prendiamo questo esempio? Esiste già una società siffatta? Da dove prendiamo il primo esempio?
mercoledì 29 giugno 2016
Pubblicità di Dio
Tutti alla ricerca della propria identità. Che vuol dire essere identici.
Identici a che cosa?
Nella psicanalisi c'è una cosa chiamata "coazione a ripetere", che equivale all'impulso di morte.
E noi tutto il tempo vogliamo avere un'identità, una personalità, essere identici a quello che eravamo ieri, o l'anno scorso, o a qualche anno fa, quando avevamo deciso "io sono questa cosa qui".
E tutto quello che ci succede di contrario a questa identità che ci siamo costruiti lo percepiamo come un disturbo, come avversità, come un problema, come crisi.
La crisi mondiale di un mondo che vuole essere uguale al passato, quando lo sappiamo che tutto scorre e che magari scorrerebbe felicemente se non ci incaponissimo col fatto che siamo quella cosa lì che è solo nella nostra testa.
Tanto per dire che c'è una scienza che non ti insegna ad annullare l'ego o a tranquillizzarlo o a usarlo per i tuoi scopi, ma che ti porta a ricevere, ad accettare tutto quello che accade come giusto, che giustifica tutto.
è come una scienza della pubblicità del tutto. Tutto ciò che accade è buono, tutto ciò che accade è perfetto, tutto ciò che accade è Dio.
Solo che questa cosa causa un po' di resistenze perché c'è questa tendenza in ciascuno di noi a giustificare sè stessi piuttosto che la realtà delle cose. Solo che quel se stessi è una cosa che appartiene al passato.
Quel se stessi è una strategia che abbiamo adoperato nel passato per relazionarci con il mondo. Solo che il mondo ci pone sempre problemi nuovi. E' come se per dare un esame di storia studi sul libro di scienze perché aveva funzionato per l'esame di scienze, quindi...
E se non vi basta la mia parola, ecco delle citazioni di eminenti testimonial.
Einstein: "la follia sta nel fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi."
Hegel: "Scegli ciò che accade."
Lacan: "l'Io consiste nella conclusione mentale erronea: io penso di aver dimostrato che sono".
E adesso possiamo riprendere a vedere il nostro telefilm così non ci pensiamo più.
Identici a che cosa?
Nella psicanalisi c'è una cosa chiamata "coazione a ripetere", che equivale all'impulso di morte.
E noi tutto il tempo vogliamo avere un'identità, una personalità, essere identici a quello che eravamo ieri, o l'anno scorso, o a qualche anno fa, quando avevamo deciso "io sono questa cosa qui".
E tutto quello che ci succede di contrario a questa identità che ci siamo costruiti lo percepiamo come un disturbo, come avversità, come un problema, come crisi.
La crisi mondiale di un mondo che vuole essere uguale al passato, quando lo sappiamo che tutto scorre e che magari scorrerebbe felicemente se non ci incaponissimo col fatto che siamo quella cosa lì che è solo nella nostra testa.
Tanto per dire che c'è una scienza che non ti insegna ad annullare l'ego o a tranquillizzarlo o a usarlo per i tuoi scopi, ma che ti porta a ricevere, ad accettare tutto quello che accade come giusto, che giustifica tutto.
è come una scienza della pubblicità del tutto. Tutto ciò che accade è buono, tutto ciò che accade è perfetto, tutto ciò che accade è Dio.
Solo che questa cosa causa un po' di resistenze perché c'è questa tendenza in ciascuno di noi a giustificare sè stessi piuttosto che la realtà delle cose. Solo che quel se stessi è una cosa che appartiene al passato.
Quel se stessi è una strategia che abbiamo adoperato nel passato per relazionarci con il mondo. Solo che il mondo ci pone sempre problemi nuovi. E' come se per dare un esame di storia studi sul libro di scienze perché aveva funzionato per l'esame di scienze, quindi...
E se non vi basta la mia parola, ecco delle citazioni di eminenti testimonial.
Einstein: "la follia sta nel fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi."
Hegel: "Scegli ciò che accade."
Lacan: "l'Io consiste nella conclusione mentale erronea: io penso di aver dimostrato che sono".
E adesso possiamo riprendere a vedere il nostro telefilm così non ci pensiamo più.
mercoledì 3 febbraio 2016
Marx è sovrastruttura
Un ragazzo si entusiasma al Marxismo perché con il Marxismo scopre che la realtà che gli viene posta sotto gli occhi alla televisione, sui libri, su internet, a scuola, è solo un'illusione. E' una sovrastruttura. Sotto c'è una struttura più profonda, c'è la realtà: i rapporti economici, l'economia.
Quando uno scopre una verità, quando ha sentito profondamente che quella verità è più vera della precedente, non può non seguirla. Sei fregato. L'illusione è finita. Il velo di Maya è caduto. Non resta che lottare per la verità.
Ma...
Se ti dicessi che i rapporti economici sono una sovrastruttura di un'altra struttura? Se ti dicessi che potresti toccarla, sentirla e vederla e abbracciarla e amarla?
Quando abbiamo lasciato la prima struttura per la nuova abbiamo dovuto fare un sacrificio. Abbiamo sacrificato il falso piacevole per il vero scomodo.
Ma se il sacrificio per una struttura parziale è un sacrificio parziale, qual è il sacrificio per la struttura totale?
martedì 1 settembre 2015
LIBERTÀ
Perché si scrive, perché si fa l'attore, perché si fa il regista, perché ci si veste, ci si trucca, perché si sceglie di diventare qualcuno o qualcosa, perché ci si vuole migliorare, perché Pazienza si faceva di robba?
Immagina di vivere in un mondo in cui tutti ti amano e si prodigano per te, in cui ti senti totalmente protetto, come nell'utero di tua madre, in cui non ti manca nulla perché gli altri provvedono a te, immagina di essere totalmente amato, di avere da mangiare, una casa, l'affetto, una moglie/marito, fidanzata/fidanzato, immagina di avere tutto l'amore del mondo da ogni singola persona del mondo.
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giovedì 10 aprile 2014
è tutto all'incontrario
L’amore
del nostro mondo è forse odio. È volere per se tutto, è possedere l’altra
persona, è odiarla perché non ti chiama. È odio. E tu devi ammettere se
veramente riesci ad essere sincero con te stesso: io odio questa donna. Io voglio
stare con te perché ti odio, perché voglio possederti e voglio che tu sia mia
schiava. Questo voglio. Questo è il mio amore per te. Vedo la tua bellezza e ti
voglio. Perché ti odio. Odio il fatto di non possederti. Io ti odio per questo
male che mi fai, perché sei indipendente da me, perché sei così bella. Io ti
odio perché tutti ti amano e tutti ti possono avere e non io, invece voglio
essere io soltanto ad averti. E forse l’amore è volere essere unito con te e
odiare la separazione. Ma fondamentalmente quello che sento non è il desiderio
del tuo bene, ma solo del mio. Io desidero il tuo male se non sei con me. E
questo è tutto il mio egoismo. Che io voglio essere rispetto agli altri il
superiore. La massima gelosia è il massimo egoismo. Che tu vuoi solo per te. Per
te stesso.
lunedì 31 marzo 2014
Una cosa che ho fatto
Quando tu fai un'azione quella non muore li. Siccome tutto è causa ed effetto, quell'azione si ripercuoterà nel mondo fino alla fine del mondo. Tutto ciò che è stato, è e sarà ha delle conseguenze infinite. Il tuo più piccolo respiro contribuisce alla costruzione del domani di tuo figlio. E in questo ci stanno anche le opere d'arte, che non sono più importanti o più significative di un singolo sbadiglio di un barbone della stazione di Milano. Solo che le opere d'arte sono più visibili. E una di queste martedì arriva ad una mostra a Venezia. Tutto è vivo, anche gli oggetti. Tutto si muove a causa della stessa energia. Proprio come ci muoviamo noi. O siamo solo noi che ci muoviamo? Due link a proposito.
sabato 22 marzo 2014
Qualsiasi cosa tu faccia
YEAH! Un nuovo post dopo mesi! Si vede che avrò una cosa importantissima da dire!
Parlavo poco fa con un amico di arte, dopo millemila anni.
E lui mi faceva i complimenti per il mio lavoro e guardavamo anche i lavori di altri e la cosa che mi è uscita più spesso dalla bocca è stata: "dipende dall'intrippo che hai."
Cioè, si è detto più volte nella storia che "ogni uomo è un artista", nel senso che ogni uomo può sviluppare una sua genialità. Cioè si intende che ogni uomo è un artista potenzialmente.
In realtà mi rendo conto che ogni uomo ha un intrippo. Non è che puoi diventare un genio in qualcosa, lo sei già. Sei un essere meraviglioso già adesso. Sei totalmente originale. Non c'è nessun altro come te. Sei stupefacente. Com'è possibile essere così bravo come te? Sei un genio totale. Da dove ti vengono tutti quei pensieri che io non avrei mai pensato? E il tuo corpo è così totalmente originale, e i tuoi sentimenti e il modo in cui parli e il suono della tua voce e il modo in cui sbatti le palpebre e le tue difficoltà che ti rendono così degno di essere amato. Ogni uomo merita un premio nobel alla sua vita.
lunedì 13 gennaio 2014
Esserci
La maggior parte delle azioni che facciamo sono al fine di fuggire da ciò che non ci piace, che non vogliamo accettare. Per non pensare a quel pensiero, a quel desiderio enorme che mi fa soffrire, perché non potrò mai ottenere quella cosa, vado a bere, mi drogo in qualsiasi modo, cerco qualcuno con cui fare sesso, mi butto nel lavoro. Faccio di tutto pur di sopprimere, dimenticare, non guardare, sperare che vada via, quel desiderio impossibile, quella stupida e cieca illusione fantastica. Quel paradiso che non c'è o non c'è più. Ma, alla fine, quando hai provato tutti i metodi possibili per non essere te stesso, cioè quello che ha quel desiderio, per fuggire da te stesso, l'unica cosa che ti resta è arrenderti. E prima ti arrendi e meglio è. Tu hai quel desiderio, ed è impossibile che tu possa soddisfarlo. E allora?
martedì 31 dicembre 2013
Buon Anno!
Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.
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