venerdì 3 febbraio 2012
sabato 28 gennaio 2012
Dal vangelo secondo Giuda
L'appellativo "Giuda!" non nasce a causa del tradimento dell'apostolo nei confronti di Gesù, ma da un comportamento assai più deprecabile.
Pietro e Giuda erano molto amici. Con la loro piccola combriccola ne facevano ogni sera delle belle. Ad esempio giocavano spesso a mettere degli acidi dentro il vino di Gesù. Erano convinti che l'LSD avrebbe cambiato il mondo, ma non potevano immaginare il casino che effettivamente quei simpatici scherzetti avrebbero portato, ma questa è un'altra storia.
Un giorno, a causa di uno dei suoi quotidiani deliri di onnipotenza, Cristo, l'alter ego di Gesù in acido, venne messo in croce. Di tutto ciò, come sappiamo, fu accusato Giuda.
Dopo una notte di profonda riflessione, Giuda trovò la soluzione: "Scriverò un vangelo! Sono pur sempre un discepolo."
Quando entrò in libreria, Pietro notò gli sguardi compassionevoli dei commessi e dei clienti. Si recò subito al reparto esoterismo e prese dallo scaffale il vangelo del suo caro amico. Un fricchettone, un cinico, accanto a lui gli sussurrò: "pagina 45". Fu allora che il primo papa del mondo lesse le tre parole più infamanti mai scritte: "è stato Pietro".
Pietro e Giuda erano molto amici. Con la loro piccola combriccola ne facevano ogni sera delle belle. Ad esempio giocavano spesso a mettere degli acidi dentro il vino di Gesù. Erano convinti che l'LSD avrebbe cambiato il mondo, ma non potevano immaginare il casino che effettivamente quei simpatici scherzetti avrebbero portato, ma questa è un'altra storia.
Un giorno, a causa di uno dei suoi quotidiani deliri di onnipotenza, Cristo, l'alter ego di Gesù in acido, venne messo in croce. Di tutto ciò, come sappiamo, fu accusato Giuda.
Dopo una notte di profonda riflessione, Giuda trovò la soluzione: "Scriverò un vangelo! Sono pur sempre un discepolo."
Quando entrò in libreria, Pietro notò gli sguardi compassionevoli dei commessi e dei clienti. Si recò subito al reparto esoterismo e prese dallo scaffale il vangelo del suo caro amico. Un fricchettone, un cinico, accanto a lui gli sussurrò: "pagina 45". Fu allora che il primo papa del mondo lesse le tre parole più infamanti mai scritte: "è stato Pietro".
giovedì 26 gennaio 2012
Il principio di imitazione
La persona, con i suoi ego, nasce e si sviluppa per imitazione. Quando sei piccolo imiti i tuoi genitori, vedi cosa fanno e lo fai anche tu. Già nel linguaggio, imparare la lingua, facciamo quello che fanno i nostri genitori. Li imitiamo in tutto, cogliamo i loro più piccoli pregi e difetti, per noi è lo stesso, e li imitiamo. E qui non importa che siano pregi o difetti, importa che siano una copia. Poi cresciamo e scopriamo altri modi di essere. E li imitiamo. Imitiamo tutte le persone che conosciamo e che ci piacciono, in base anche al sistema di valori che abbiamo acquisito, a volte anche in contrapposizione ad esso. Ma imitiamo. E siamo esattamente la somma di tutte quelle imitazioni. A un certo punto qualcuno smette di imitare e rimane con i suoi ego. Qualcun altro continua a imitare e a divenire. Qualcun altro continua ad imitare con la coscienza di imitare e facendo scelte consapevoli. Qualcun altro smetterà di imitare e cercherà di eliminare tutte le imitazioni di cui è composto. Cosa rimarrà a quest’ultimo? La risposta non è affatto ovvia. Non rimarrà nulla. O rimarrà la coscienza pura, coscienza di nulla, coscienza che il nulla esiste. Ma esiste il nulla? Possono essere eliminati gli ego? O saranno sostituiti da qualcos’altro? Quando si eliminano alcuni ego, come quello dell’orgoglio per esempio, ci si comporta in un modo diverso da prima. Il valore che guida il nuovo comportamento esiste? Può essere definito virtù un comportamento di qualcuno che non ha bisogno di essere considerato superiore? Di qualcuno che non ha paura di essere considerato stupido? Che non deve sempre per forza dimostrare di essere bravo? Mettiamo che lo definiamo virtù e che il motivo sia che questa virtù ci faccia stare bene. Ci soddisfa questa interpretazione del mondo? Ma questa è solo la somma di tante interpretazioni, non c’è niente di vero in tutto ciò, o forse si, ma è una copia di ciò che io ho letto fino ad ora. La copia di tante copie. È vero o è falso? Non c’è un parametro. L’attribuzione dei giudizi di valore concerne le nostre emozioni, ciò che ci piace, ciò che è piaciuto alle copie di cui siamo copia che continuano a vivere dentro di noi, e forse ci possiamo fare qualcosa, e forse possiamo davvero farlo, ma non serve a niente, solo ad essere felici. Forse.
giovedì 12 gennaio 2012
Per chi cerca lavoro
In questi gironi sto pensando delle cose, che non è la prima volta che affiorano nel mio cervello superstite.
Pensavo ad esempio alla voglia che tanta gente ha di fare una professione.
C'è chi vuole fare il medico, quell'altro legge un fumetto strepitoso e vuole fare il fumettista, un altro vede una pubblicità spettacolare e vuole fare il pubblicitario, un altro lo scrittore, lo sceneggiatore, il filosofo, l'artista, e così all'infinito.
Tutto ciò in questo eccezionale, nel senso che è un'eccezione, momento di lucidità mi sembra totalmente senza senso.
è un errore logico, è un condizionamento troppo chiaro, credere di voler fare una professione. In realtà si vuole avere l'immagine che quel professionista ha. è come andare a tagliarsi i capelli, andare dall'estetista, farsi crescere i baffi o la barba. L'errore logico consiste nella confusione tra l'effetto e la causa. Ora mi spiego e chiarisco tutta questa accozzaglia disordinata di parole:
essere un professionista è una conseguenza della professione che si esercita. Se non fai quella professione non sei quel dato professionista. Non si vuol fare una professione, si vuol fare ciò che in quella professione si fa. E per fare questo non c'è bisogno di voler fare qualcosa, si fa e basta, e la conseguenza sarà che diventerai quel dato professionista. Ma è inutile voler fare quella professione.
Voglio dire: fai quello che ti va di fare e farai automaticamente la professione che ami di più, la starai già facendo. La professione a cui aspiri puoi cominciarla subito, non ti serve nulla. Oppure vuoi i soldi che fare quella professione comporta? Ma se è così allora non è vero che volevi fare quella professione, non è davvero quello che volevi, perchè in realtà tu volevi, vuoi fare soldi.
Non ha senso voler fare gli scrittori, o gli artisti: uno scrive o crea opere d'arte. Mica ti assume qualcuno.
è possibile che se ti stai affaticando per raggiungere un obiettivo lavorativo, vuol dire che quel lavoro non ti piace.
Per esempio, se ti stai affaticando a scrivere un libro e passi un sacco di tempo pensando a chi te lo pubblicherà, vuol dire che non vuoi davvero fare lo scrittore. Altrimenti scriveresti no? (questa era didascalica, ma non si sa mai chi legge queste puttanate).
Perchè affaticarti a cercare un lavoro quando il lavoro che ti piace di più puoi farlo adesso?
Pensavo ad esempio alla voglia che tanta gente ha di fare una professione.
C'è chi vuole fare il medico, quell'altro legge un fumetto strepitoso e vuole fare il fumettista, un altro vede una pubblicità spettacolare e vuole fare il pubblicitario, un altro lo scrittore, lo sceneggiatore, il filosofo, l'artista, e così all'infinito.
Tutto ciò in questo eccezionale, nel senso che è un'eccezione, momento di lucidità mi sembra totalmente senza senso.
è un errore logico, è un condizionamento troppo chiaro, credere di voler fare una professione. In realtà si vuole avere l'immagine che quel professionista ha. è come andare a tagliarsi i capelli, andare dall'estetista, farsi crescere i baffi o la barba. L'errore logico consiste nella confusione tra l'effetto e la causa. Ora mi spiego e chiarisco tutta questa accozzaglia disordinata di parole:
essere un professionista è una conseguenza della professione che si esercita. Se non fai quella professione non sei quel dato professionista. Non si vuol fare una professione, si vuol fare ciò che in quella professione si fa. E per fare questo non c'è bisogno di voler fare qualcosa, si fa e basta, e la conseguenza sarà che diventerai quel dato professionista. Ma è inutile voler fare quella professione.
Voglio dire: fai quello che ti va di fare e farai automaticamente la professione che ami di più, la starai già facendo. La professione a cui aspiri puoi cominciarla subito, non ti serve nulla. Oppure vuoi i soldi che fare quella professione comporta? Ma se è così allora non è vero che volevi fare quella professione, non è davvero quello che volevi, perchè in realtà tu volevi, vuoi fare soldi.
Non ha senso voler fare gli scrittori, o gli artisti: uno scrive o crea opere d'arte. Mica ti assume qualcuno.
è possibile che se ti stai affaticando per raggiungere un obiettivo lavorativo, vuol dire che quel lavoro non ti piace.
Per esempio, se ti stai affaticando a scrivere un libro e passi un sacco di tempo pensando a chi te lo pubblicherà, vuol dire che non vuoi davvero fare lo scrittore. Altrimenti scriveresti no? (questa era didascalica, ma non si sa mai chi legge queste puttanate).
Perchè affaticarti a cercare un lavoro quando il lavoro che ti piace di più puoi farlo adesso?
giovedì 15 dicembre 2011
Per schiarirmi le idee

Pensi tante idee, poi non ne pensi più tante perché ti accorgi che tutte quelle che scartavi le scartavi perchè significavano "guarda come sono bravo a esprimermi con i simboli". E allora pensi solo cose che vogliano dire qualcosa che ti interessa davvero dire. E anche lì c'è tanto da scartare. Quello che mi interessa dire al momento è che la realtà è illusione. Che la realtà è interpretazione. Che il mondo è una tua creazione. E sto cercando il modo in cui un uomo può manipolare quella creazione: il processo di cambiamento. Ma è più interessante l'attuazione del cambiamento che il dire come funziona. Tranne che il cambiamento possa avvenire attraverso il dire come funziona. Cose di magia.
Oggi ho parlato per strada con un vecchio e simpatico testimone di Geova e ho cercato di convincerlo che io sono un prodotto della sua mente. Gli ho detto pure che Gesù questo lo sapeva. Abbiamo fatto amicizia perchè ha detto che sono un "benpensante" nel senso che penso bene. Ecco: non abbandonate i testimoni di Geova in autostrada, sono carini.
domenica 20 novembre 2011
A whole new thing
C'è una scelta che ad un certo punto della tua vita puoi decidere di dover fare. Una scelta che veramente ti viene riproposta parecchie volte. Fare quello che vogliono gli altri oppure fare quello che vuoi tu. Qualsiasi lavoro o cosa tu faccia, la questione può diventare: dare agli altri quello che vogliono o dare agli altri quello che tu vuoi dar loro. Messa così la questione va oltre agli aggettivi egoista e altruista, perchè si tratta comunque di qualcosa da dare.
Se dai agli altri quello che vogliono non cambierai la vita nè a loro nè a te stesso, perchè loro non avranno niente di nuovo e tu non sarai te stesso, ma solo un riflesso dei loro desideri.
Se dai agli altri quello che vuoi tu cambierai la vita agli altri e a te stesso, perchè darai loro quello che non avevano e tu ti sarai liberato da quello che non sei.
Ma questa scelta è molto difficile perchè implica il dover iniziare a pensare con la propria testa. Divincolarsi dall'imitazione dei tuoi migliori esempi di vita e dal modo di fare dei tuoi migliori consiglieri. Per fare il vero salto devi fare qualcosa che gli altri, tutti gli altri, anche Nietzsche, Baudelaire, Lars Von Trier, Obama, Giuseppe Mazza, Cattelan, Beuys, Andy Warhol, tuo padre, Grant Morrison, Stevie Wonder, Marvin Gaye, Naruto, Buddha, Gesù, Satana, non farebbero.
sabato 5 novembre 2011
I viaggi nel tempo esistono

I viaggi nel tempo esistono. Io per esempio oggi mi sono messo a scrivere, così alla cazzo, e dalle 10.30 sono arrivato, in cinque minuti, fino alle 11.30. E questo non perché io scriva alla velocità del neutrino, ma perché sono proprio andato avanti, ho pensato un sacco di cose e fatto un sacco di cose mentre scrivevo. Il mio mondo, che è l'unico mondo davvero esistente, o meglio, i miei mondi erano andati avanti almeno di un'ora. Siccome aspettavo degli ospiti per le 11.30, ho detto al mio coinquilino gay: "ma questi ritardano un sacco" e lui mi ha detto che erano ancora le 10.30. Non credendo al mio coinquilino, che è pressoché il mio migliore amico, quindi non mi fido per niente, sono andato in cucina a guardare l'orologio, e all'improvviso...sono tornato alle 10.30.
Quindi io ho il potere di viaggiare nel tempo e per tornare mi basta guardare l'orologio.
p.s. se vi fate una canna vi viene più facile.
venerdì 28 ottobre 2011
Architetti


Non ho mai capito la passione che può portare un ragazzo a iscriversi ad architettura.
Non mi è mai interessata l'architettura. Per me chiunque può costruire quello che vuole dove vuole. Non mi interessa. Non dico che sia giusto quello che penso, ma non riesco a trovare buoni motivi perchè non ci sia una totale anarchia architettonica. Forse perchè vengo dal paese in cui c'è il massimo grado di anarchia edilizia: Favara (AG).
Però, quando mi sono ripreso dalla botta stupefacente e da un sentimento di gratitudine per l'esistenza di questi disegni e della possibilità di disegnarli (che poi perchè mi piacciono? perchè? qualcuno saprebbe dirmelo?), dicevo, dopo essermi ripreso, ho pensato alla possibilità di realizzare la città disegnata, e ho capito l'emozione degli achitetti.
Nell'immaginazione c'è anarchia edilizia e un sacco di abusivismo. E condanne, e leggi giuste e ingiuste contemporaneamente. Appartamenti al quarto piano senza ascensore, ma soprattutto senza scale. Un appartamento con cucina senza cucina e uno con caloriferi progettati appositamente per fare freddo d'inverno e caldo d'estate. C'è tutto l'orrore e tutta la serenità insieme. E ci sei tu che puoi prendere coscienza di stare nella dimensione dei sogni e godere dell'assoluta realtà di tutto ciò.
Sì, però stavamo dicendo degli architetti. Belli i disegni, no?
Li ho presi da FFFFound: illustrations by Atelier Olschinsky.
domenica 18 settembre 2011
LEZIONI DI MAGIA 1


Per fare un sogno lucido bisogna saltare sempre durante la veglia. Così, quando lo si farà nel sogno, si volerà e ci si accorgerà di star sognando.
DOTT. STARSO GNANDO
Poi quando sei nel sogno puoi fare quello che ti pare. Ad esempio, se stai ficcando e ti accorgi che stai sognando (perchè è impossibile che tu stia ficcando in questo periodo), puoi pensare a un'altra ragazza che si unisca e lei comparirà istantaneamente. A questo punto puoi chiamarne un'altra oppure pensare di essere su una spiaggia di notte a Cannatello (AG).
(Nelle foto il Dott. Valenti e il Dott. Falletta)
mercoledì 14 settembre 2011
CHE COS'E'

Tutto il bene e tutto il male assieme. L’assenza di bene e di male. L’assenza di concetti e la loro presenza. Tutto e il contrario di tutto. I tasti che digitano queste lettere e le lettere appena scritte e cancellate che non saprete mai cos’erano. Evitando di dare nomi alle cose. È tutto quello che ti fa fare le cose e che forse sei tu stesso. È l’inconscio e la sua possibilità di non esistere se non come un’idea che ti limita a pensarla in un certo modo. È uno scritto come questo che non si sa a quale target è indirizzato precisamente. È l’inutilità dello scrivere e del fare arte per comunicare, tanto cosa vuoi insegnare alla gente, cosa ne sai tu?
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